venerdì 23 ottobre 2015

Intervento di Mattia Da Re al Comitato Nazionale di Radicali Italiani (18/10/2015)


Buongiorno a tutte e a tutti,

ho preso atto del fatto che la segretaria ha ritenuto opportuno non seguire, per tutto l'anno, le indicazioni della mozione generale e occuparsi di altro – tutte cose degne di nota, ma comunque non deliberate dal congresso – e ha chiuso in bellezza, attuando lei sì una transizione, ovvero quella dall'“Amnistia per la Repubblica” alla “transizione verso lo Stato di Diritto attraverso l’affermazione del diritto umano alla conoscenza, contro la ragion di Stato”: altra battaglia che ritengo fondamentale ma che, ancora una volta, è stata partorita dalla mente di pochi e per sua natura è una battaglia volta non tanto a “convincere i cittadini”, ma piuttosto a “convincere le istituzioni”, attraverso l’attività di lobbying a livello nazionale e transnazionale, che è propria delle ONG.

Ong che possono operare o mobilitando numeri importanti di persone e facendo pesare sulle istituzioni la loro capacità di orientare le masse, oppure attraverso il contatto diretto e la persuasione di personalità politiche di rilievo, che è quello che fanno i nostri compagni che si occupano di queste battaglie: bastano insomma poche persone, ecco perché riusciamo a intavolare iniziative pur essendo il Partito di fatto congelato. A questo punto però ci possiamo chiedere a cosa serve Radicali Italiani.

Sergio D'Elia ieri ha sostenuto che Rita Bernardini ha svolto il suo ruolo nel più libertario dei modi e che ognuno ha così potuto fare quello che riteneva più opportuno e non ha avuto l'obbligo di seguire le indicazioni del movimento. Ma questo vale a prescindere, l'iscritto infatti non ha obblighi se non quello di versare la quota e fare sempre quello che ritiene opportuno. Mi pare che lo Statuto dica altro invece per il segretario: cito lo Statuto all'articolo 7 , "Egli (il segretario) adotta i provvedimenti e le iniziative necessarie per conseguire le finalità e gli obiettivi del Movimento, e ne assicura il buon andamento." Quali sono le finalità? All'articolo 3 troviamo scritto che"stabilisce (il congresso degli iscritti) gli orientamenti e l’indirizzo politico annuale del Movimento". Tradotto, significa che il segretario ha il dovere di adottare le iniziative necessarie a conseguire gli obiettivi della mozione generale. A questo punto poteva non candidarsi alla segreteria, fare quello che voleva e lasciare la guida del movimento a qualcuno che volesse costruire qualcosa INSIEME alle iscritte e agli iscritti.

Certo, ogni compagno si può atttivare “nel suo piccolo” e raggiungere le istituzioni a vari livelli, secondo la propria capacità e area di azione, ed è quello che effettivamente ho provato a fare con la questione amnistia, con alcuni giorni di sciopero della fame e contattando personalmente tutti e 98 i sindaci della provincia di Verona, chiedendo loro di sottoscrivere l'appello dello scorso natale. Nei giornali locali sono uscite poche righe sulla questione, ma nessun sindaco si sentito in dovere di rispondere, nemmeno quelli che conosco di persona. Perché? Ovvio, perché senza un movimento alle spalle, il militante sconosciuto rappresenta solo se stesso.

Per quanto riguarda quello che possiamo fare, mi pare che gli strumenti che abbiamo a disposizione siano per ovvie ragioni limitati, ci sono i referendum a livello nazionale (con la difficoltà oggettiva della raccolta firme), ci sono le proposte di legge di iniziativa popolare (probabilmente più alla portata per quanto riguarda il numero di firme necessarie) e poi l'attivazione degli strumenti di partecipazione popolare a livello locale, dove abbiamo almeno in alcune città – penso ovviamente a Roma, Napoli e Milano, dove mi sono trasferito da poco – le forze di intavolare qualche iniziativa. Mi sembra che occuparsi di argomenti come la questione delle città metropolitane, piuttosto che della riforma costituzionale o dei referendum sulle trivellazioni, non voglia dire farsi dettare l'agenda politica dalla partitocrazia, ma piuttosto cercare di intervenire, con i pochi mezzi che abbiamo, per arginare lo sfascio di legalità e di diritti prodotto dal regime.

Tutti questi strumenti sono propri di un movimento che vive di iscrizioni e militanza, sono gli strumenti propri – insieme all'eventuale candidatura – di un soggetto politico.

Torno a far notare una cosa, sul territorio, sia a Roma che a Milano, con chi siamo riusciti a collaborare per le iniziative per esempio sui rom, sulla cannabis terapeutica, sul testamento biologico e eutanasia? Chi invece ha voluto la riforma del Senato di cui tanto i parla? Chi ha voluto le trivellazioni in mare? Chi non ha voluto l'elezione diretta del consiglio delle città metropolitane? Chi ha trasformato le province in enti di secondo livello? Chi non calendarizza la discussione sul finevita? Chi rimanda la questione delle unioni omosessuali?

Se qualcosa si sta muovendo a sinistra del PD – dove so che molti di noi sono convinti ci siano solo “conservatori” – dovremmo pensare che proprio in quell'area – che come noi è espulsa dalle istituzioni e subisce la massima censura (con i referendum di Civati) – potrebbe essere utile una contaminazione liberale. Del resto nasciamo come sinistra liberale, ci rifacciamo ai maestri del socialismo liberale e del liberalsocialismo. Anche libersiti, sì – in quadro di regole certe che vadano a garantire la concorrenza, non a cancellarla in favore di pochi, come le politiche dell'attuale Governo. Sui referendum di Possibile, che colpivano per esempio il Jobs Act, vorrei dire una cosa, va bene la libertà degli imprenditori, va bene la cancellazione dell'articolo 18, ma in un quadro di welfare universale, non in un contesto che rende di fatto ricattabili intere generazioni. Dovremmo probabilmente approfondire la questione, mi sembra che siamo diventi un po' gli avvocati d'ufficio del termine “liberismo” e difendiamo pure tutto ciò che viene etichettato come “liberista” pur non essendolo.

Tornando a noi, Marco Beltrandi, nel suo intervento, banalizza LiquidFeedback, ma è qualcosa che va sperimentato. Certo non è la soluzione ad ogni problema, perché è uno strumento, non è un obiettivo, è uno strumento che ci può aiutare a raggiungere gli obiettivi. E' come le riunioni di mezzogiorno, ma a tutte le ore e aperto a chiunque, con costi limitati. Più teste pensanti che elaborano proposte e arrivano ad una sintesi senza prevaricazioni.

Questione congresso e candidature. Qualche mese fa, durante una lunga chiacchierata con il mio amico Leonardo Johnson Scandola, pensando a chi avrebbe potuto tentare di rilanciare Radicali Italiani, indicai Riccardo Magi, riconoscendo il grande e non facile lavoro che stava facendo come consigliere comunale a Roma. Sono quindi felice che Riccardo abbia annunciato con anticipo la sua candidatura alla segreteria del movimento, promuovendo un dibattito precongressuale aperto all'ascolto delle istanze degli iscritti e dei militanti e spero che vorrà e potrà fare sue alcune delle riforme organizzative che ho presentato in questi giorni e che ritengo indispensabili al fine di rivitalizzare il movimento.

Una riforma radicale della "casa" ‪radicale è per me - e per le compagne e i compagni che hanno espresso apprezzamento per le mie proposte - irrinunciabile. Negli anni abbiamo assistito più volte a qualche mezzo scontro, risoltosi con soluzioni di compromesso che hanno impedito a Radicali Italiani di essere uno strumento all'altezza delle nostre sfide. Ricordo con dispiacere la conclusione del congresso dello scorso anno e, non volendo rischiare di rivedere lo stesso film, confermo la mia candidatura alla segreteria.


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