Buongiorno
a tutte e a tutti,
ho
preso atto del fatto che la segretaria ha ritenuto opportuno non
seguire, per tutto l'anno, le indicazioni della mozione generale e
occuparsi di altro – tutte cose degne di nota, ma comunque non
deliberate dal congresso – e ha chiuso in bellezza, attuando lei
sì una transizione, ovvero quella dall'“Amnistia per la Repubblica” alla “transizione verso lo Stato di Diritto
attraverso l’affermazione del diritto umano alla conoscenza, contro
la ragion di Stato”: altra battaglia che ritengo fondamentale ma
che, ancora una volta, è stata partorita dalla mente di pochi e per
sua natura è una battaglia volta non tanto a “convincere i
cittadini”, ma piuttosto a “convincere le istituzioni”,
attraverso l’attività di lobbying a livello nazionale e
transnazionale, che è propria delle ONG.
Ong
che possono operare o mobilitando numeri importanti di persone e
facendo pesare sulle istituzioni la loro capacità di orientare le
masse, oppure attraverso il contatto diretto e la persuasione di
personalità politiche di rilievo, che è quello che fanno i nostri
compagni che si occupano di queste battaglie: bastano insomma poche
persone, ecco perché riusciamo a intavolare iniziative pur essendo
il Partito di fatto congelato. A questo punto però ci possiamo
chiedere a cosa serve Radicali Italiani.
Sergio
D'Elia ieri ha sostenuto che Rita Bernardini ha svolto il suo ruolo
nel più libertario dei modi e che ognuno ha così potuto fare quello
che riteneva più opportuno e non ha avuto l'obbligo di seguire le
indicazioni del movimento. Ma questo vale a prescindere, l'iscritto
infatti non ha obblighi se non quello di versare la quota e fare
sempre quello che ritiene opportuno. Mi pare che lo Statuto dica
altro invece per il segretario: cito lo Statuto all'articolo 7 ,
"Egli (il segretario) adotta i provvedimenti e le iniziative
necessarie per conseguire le finalità e gli obiettivi del Movimento,
e ne assicura il buon andamento." Quali sono le finalità?
All'articolo 3 troviamo scritto che"stabilisce (il congresso
degli iscritti) gli orientamenti e l’indirizzo politico annuale del
Movimento". Tradotto, significa che il segretario ha il dovere
di adottare le iniziative necessarie a conseguire gli obiettivi della
mozione generale. A questo punto poteva non candidarsi alla
segreteria, fare quello che voleva e lasciare la guida del movimento
a qualcuno che volesse costruire qualcosa INSIEME alle iscritte e
agli iscritti.
Certo,
ogni compagno si può atttivare “nel suo piccolo” e raggiungere
le istituzioni a vari livelli, secondo la propria capacità e area di
azione, ed è quello che effettivamente ho provato a fare con la
questione amnistia, con alcuni giorni di sciopero della fame e
contattando personalmente tutti e 98 i sindaci della provincia di
Verona, chiedendo loro di sottoscrivere l'appello dello scorso
natale. Nei giornali locali sono uscite poche righe sulla questione,
ma nessun sindaco si sentito in dovere di rispondere, nemmeno quelli
che conosco di persona. Perché? Ovvio, perché senza un movimento
alle spalle, il militante sconosciuto rappresenta solo se stesso.
Per
quanto riguarda quello che possiamo fare, mi pare che gli strumenti
che abbiamo a disposizione siano per ovvie ragioni limitati, ci sono
i referendum a livello nazionale (con la difficoltà oggettiva della
raccolta firme), ci sono le proposte di legge di iniziativa popolare (probabilmente più alla portata per quanto riguarda il numero di firme necessarie) e poi
l'attivazione degli strumenti di partecipazione popolare a
livello locale, dove abbiamo almeno in alcune città – penso
ovviamente a Roma, Napoli e Milano, dove mi sono trasferito da poco –
le forze di intavolare qualche iniziativa. Mi sembra che occuparsi
di argomenti come la questione delle città metropolitane, piuttosto
che della riforma costituzionale o dei referendum sulle
trivellazioni, non voglia dire farsi dettare l'agenda politica dalla
partitocrazia, ma piuttosto cercare di intervenire, con i pochi mezzi
che abbiamo, per arginare lo sfascio di legalità e di diritti
prodotto dal regime.
Tutti questi strumenti sono propri di un movimento che
vive di iscrizioni e militanza, sono gli strumenti propri –
insieme all'eventuale candidatura – di un soggetto politico.
Torno
a far notare una cosa, sul territorio, sia a Roma che a Milano, con
chi siamo riusciti a collaborare per le iniziative per esempio sui
rom, sulla cannabis terapeutica, sul testamento biologico e
eutanasia? Chi invece ha voluto la riforma del Senato di cui tanto i
parla? Chi ha voluto le trivellazioni in mare? Chi non ha voluto
l'elezione diretta del consiglio delle città metropolitane? Chi ha
trasformato le province in enti di secondo livello? Chi non
calendarizza la discussione sul finevita? Chi rimanda la questione
delle unioni omosessuali?
Se
qualcosa si sta muovendo a sinistra del PD – dove so che molti di
noi sono convinti ci siano solo “conservatori” – dovremmo
pensare che proprio in quell'area – che come noi è espulsa dalle
istituzioni e subisce la massima censura (con i referendum di Civati)
– potrebbe essere utile una contaminazione liberale. Del resto
nasciamo come sinistra liberale, ci rifacciamo ai maestri del
socialismo liberale e del liberalsocialismo. Anche libersiti, sì –
in quadro di regole certe che vadano a garantire la concorrenza, non
a cancellarla in favore di pochi, come le politiche dell'attuale
Governo. Sui referendum di Possibile, che colpivano per esempio il
Jobs Act, vorrei dire una cosa, va bene la libertà degli
imprenditori, va bene la cancellazione dell'articolo 18, ma in un
quadro di welfare universale, non in un contesto che rende di fatto
ricattabili intere generazioni. Dovremmo
probabilmente approfondire la questione, mi sembra che siamo diventi
un po' gli avvocati d'ufficio del termine “liberismo” e
difendiamo pure tutto ciò che viene etichettato come “liberista”
pur non essendolo.
Tornando
a noi, Marco Beltrandi, nel suo intervento, banalizza LiquidFeedback,
ma è qualcosa che va sperimentato. Certo non è la soluzione ad ogni
problema, perché è uno strumento, non è un obiettivo, è uno
strumento che ci può aiutare a raggiungere gli obiettivi. E' come le
riunioni di mezzogiorno, ma a tutte le ore e aperto a chiunque, con
costi limitati. Più teste pensanti che elaborano proposte e arrivano
ad una sintesi senza prevaricazioni.
Questione
congresso e candidature. Qualche mese fa, durante una lunga
chiacchierata con il mio amico Leonardo Johnson Scandola, pensando a
chi avrebbe potuto tentare di rilanciare Radicali Italiani, indicai
Riccardo Magi, riconoscendo il grande e non facile lavoro che stava
facendo come consigliere comunale a Roma. Sono quindi felice che
Riccardo abbia annunciato con anticipo la sua candidatura alla
segreteria del movimento, promuovendo un dibattito precongressuale
aperto all'ascolto delle istanze degli iscritti e dei militanti e
spero che vorrà e potrà fare sue alcune delle riforme organizzative
che ho presentato in questi giorni e che ritengo indispensabili al
fine di rivitalizzare il movimento.
Una
riforma radicale della "casa" radicale è per me - e
per le compagne e i compagni che hanno espresso apprezzamento per le
mie proposte - irrinunciabile. Negli anni abbiamo assistito più
volte a qualche mezzo scontro, risoltosi con soluzioni di compromesso
che hanno impedito a Radicali Italiani di essere uno strumento
all'altezza delle nostre sfide. Ricordo con dispiacere la conclusione
del congresso dello scorso anno e, non volendo rischiare di rivedere
lo stesso film, confermo la mia candidatura alla segreteria.
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