mercoledì 20 febbraio 2013

STATUTO DEL PRNTT @ LEGGERE - PENSARE - ( CONCLUDERE? )



   Dallo  Statuto del PRNTT   


I -   Articolo 1.2.1.  " I bilanci del Partito sono pubblici... "

      ( Ed è così che conosciamo i debiti da cui è sommerso il Partito; fra cui Euro
168.755 verso propri dipendenti. )

II -   Articolo 1.3.1.  " Chiunque può iscriversi al Partito. L'iscrizione è annuale."
      
       ( Gli iscritti al Partito nel 2013 finora non superano le 1000 persone, tutte italiane                                 
       eccetto una ventina di stranieri quasi tutti europei.  L'età degli iscritti è avanzata:
       più della metà supera i 50 anni. )

III -  Articolo 2.2.1.  L'Assemblea dei Legislatori,  " l'insieme  degli  iscritti   che
       ricoprono o hanno ricoperto la carica di parlamentare o di legislatore, [ ...]in  una
         apposita riunione in margine al Congresso elegge al proprio interno 25 membri
        del Consiglio Generale."
        
        ( I 25 membri eleggibili dall'Assemblea dei Legislatori, secondo il sito Ufficiale
        del Partito, non pare che siano stati eletti: mancano dal Consiglio Generale, che
        risulta così dimezzato. )

IV -  Articolo 2.2.1. L'assemblea dei Legislatori è presieduta dal Presidente del
                                 Senato.
        Articolo  2.3.1. Il Consiglio Generale è presieduto dal Presidente del Senato.
        Articolo  2.5.1. Il Comitato di Coordinamento è presieduto dal Presidente del
                                  Senato.
        Articolo 2.9.1. Il Senato è presieduto dal Presidente del Senato.
        Articolo 2.9.1. Il Congresso è presieduto dal Presidente del Senato.
        
        ( Cinque Organi sono presieduti dalla stessa persona. )

V -  Articolo 2.9.1. "Per ciascuno dei soggetti costituenti il Prntt fanno parte del
       Senato le due persone che ricoprono le massime responsabilità interne e nei
       confronti di terzi. "
       
       ( Il Senato probabilmente dovrebbe essere composto da circa 16 membri, essendo
       otto i soggetti costituenti. Ciò che risulta dal sito radicale è che: - di qualche 
        soggetto non è dato conoscere segretario e tesoriere; - e i nomi dei senatori sono
        introvabili.
        Il Senato, a quanto pare, è composto da un Presidente e 3 Vice-presidenti.
        4 persone hanno eletto il loro Presidente. )


 VI - Articolo 2.9.3." E' soggetto costituente chi, dopo averne fatto richiesta al 
       Senato, che decide a maggioranza semplice, e averne ricevuto l'assenso 
       preventivo, inserisca nel proprio statuto la dizione "costituente il Prntt"."
         
          ( La Lista Pannella, con il sottinteso prolungamento di Radio Radicale, figura
          tra i simboli che costituiscono il Prntt.
          Immaginiamo che M. Pannella, rappresentante legale della sua lista, abbia fatto
          domanda al Senato - cioè a se stesso e ai tre vice-presidenti - e ne abbia
          ricevuto i vari assensi. )

VII - Articolo 2.6.1. " Il Presidente D'Onore vigila sull'osservanza dello Statuto..."
         
         ( Non vengono indicati gli strumenti con cui il Presidente potrebbe intervenire,
         nel caso riscontrasse irregolarità e disapplicazioni.

         Lo stesso Sergio Stanzani, attuale Presidente D'Onorein un allegato allo Statuto,
         "Considerazioni sulla Forma Statutaria del Partito Radicale", mette in luce sia la 
         sua storia travagliata [ dallo Statuto del 1967 al Primo Statuto del Prntt nel 
         1993 ], sia "il mantenimento dell'assetto presidenziale che richiama la soluzione
          ditttatoriale - prevista dall'antica repubblica di Roma di fronte a situazioni 
          eccezionali di straordinaria gravità -", commentando che "In realtà lo Statuto
          del 1993  non è mai stato possibile attuarlo integralmente".
          E sottolineando le difficoltà dell'autoriforma che il Congresso si è sempre
          promesso di tentare, senza riuscita, conclude auspicando "La stesura di un
          nuovo Statuto che non sia relativo ad una fase eccezionale nè transitoria...")

                           
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    Chi accetta questo Statuto è consapevole di avere accettato una "dittatura"?

   Dato che gli stranieri non si iscrivono quasi più, è logico dedurre che lo conoscono meglio degli Italiani?

   Chi sarà il "dittatore" che succederà a M. Pannella?


domenica 17 febbraio 2013

Lettera aperta al Senatore



Leggo sulla pagina facebook del Sen. Perduca che «aver deciso di non raccogliere le firme 'facilitando' la parte amministrativa ha avuto delle ripercussioni enormi sull'agibilita' politica dei radicali all'interno delle elezioni anti-democratiche, che sicuramente sara' ancora piu' pesa, di un peso tra lo psicologico e il politico, quando arrivanno i risultati elettorali da spalmare su tutta l'italia. pochi tavoli avrebbero cambiato radicalmente questo scenario».

È possibile che pochi tavoli avrebbero cambiato lo scenario in Italia ma quello che avrebbe veramente fatto la differenza sarebbe stata una decisione presa a tempo debito con la gente che poi avrebbe dovuto “fare” le cose (i militanti).

In tempi non sospetti a Verona si era presa (a maggioranza in una riunione – tutti, esclusa una compagna) la decisione di non raccogliere le firme su liste non decise democraticamente e con trasparenza, di non fare tavoli ma di agevolare con materiale e deleghe i compagni che avessero fatto individualmente scelte diverse e così si è fatto.

Le liste non sono arrivate in tempo? Non era e non è questo il punto. Al Congresso di Radicali Italiani chiunque ha parlato di partecipare a elezioni “antidemocratiche” ha rischiato il linciaggio.
Passa il tempo e Marco Pannella improvivisamente dice che, non avendo lui altri spazi  – povero! –, se non la conversazione settimanale con Bordin su Radio Radicale, proprio in quell'occasione dirà qualcosa ma...nulla arriva, anzi no, ecco un tweet – un tweet?! Oddio, come il Presidente del Venezuela...il tweet! –, Rosa nel Pugno! Wow! Che bello! Perché non ci abbiamo pensato prima? Perfino Bonino scatta in piedi e sembra proprio dica che è una bella idea. Ma ci siamo sbagliati. Stop! Contrordine: amnistia con tante personalità. Stop di nuovo, no le personalità no, non ci sono! Bonino che dice, è incazzata? Non si sa....e si potrebbe andare avanti!

Da quel momento, nonostante aperture e tentativi di dialogo, la scelta di Radicali Verona è stata ignorata da tutti fino a quando non si è preferito affiancarla a quella di Veneto Radicale (legittima scelta, ma in ogni caso diversa da quella di Radicali Verona) fino a farla confondere con essa. Mi viene il dubbio se sia legittimo avere una visione diversa all'interno della Galassia Radicale, senza esserne praticamente esclusi (o ignorati o tagliati fuori oppure delegittimati a volte offesi, sicuramente trattati con sufficienza), sono convinto che la decisione di non fare i tavoli sarà “pesa”, ma non sono affatto convinto che qualcuno all'interno della Dirigenza (entità poco definita a questo punto direi) andrà fino in fondo a chiedersi perché e, soprattutto, a discuterne apertamente (già un Comitato e una Direzione sono passati invano).

Ho scritto assieme a Leonardo J. Scandola che non mi iscriverò a Radicali Italiani, ma il nostro testo diceva che «la nostra decisione di non iscriverci a Radicali Italiani non è un atto di abbandono, non ci sono in noi né animo né intenzioni distruttive, bensì speriamo con questo nostro mancato rinnovo di portare l'attenzione su temi a nostro avviso centrali per la vita futura del partito e del patrimonio di idee che esso custodisce». Questa frase ha un senso, non ci si mette molto a leggerla. Voler parlare, discutere, provocare una discussione in casa radicale ha sempre avuto un valore.

Infine, Sen. Perduca, visto che la nostra militanza ha permesso un'amicizia su facebook, anche se non una conoscenza personale, mi permetto un piccolo appunto (e mi aspetto una bella articolata risposta, insomma un elegante “statti zitto ma chi sei”, da chi è più uso ad adoperare le parole di me; non mi interessa la polemica personale ma il modo si, eccome. I modi molto poco urbani di Pannella quando “elimina” un interlocutore poco gradito non mi sono mai piaciuti): un senatore o un deputato Radicale ha un dovere in più verso le persone che sostengono la sua azione politica ed è quello di rispettarle e “respirare” più di una volta prima di trattarle (anche se su un forum di facebook) con sufficienza come, spesso, fai tu.

Gli iscritti Radicali pagano duecento euro per partecipare e stare sull'autobus, spesso sono duecento euro guadagnati facendo i camerieri la sera, facendosi mancare cose magari importanti oppure non acquistando una cravatta o una giacca da fighetti: sono pochi gatti che, almeno, devono avere il diritto di scegliere se partecipare o no ad una azione politica, a una lista, a una raccolta firme.

In ogni caso, sia chiaro, non si discute il vostro operato dentro e fuori dal Parlamento, anzi, uno dei motivi della mia militanza in questi anni è proprio l'operato di Marco Perduca. I vostri “tabellini” sono fitti più di quelli di chiunque altro in Parlamento. Ci mancherebbe altro, siete Radicali!

Beh, la mia speranza è che siate proprio voi i primi a volere una sana discussione in casa Radicale invece di osteggiare, come spesso succede, con atteggiamenti discutibili, qualsiasi richiesta di chiarezza.

Stefano Gasparato  – Tesoriere dimissionario di Radicali Verona

martedì 5 febbraio 2013

DIMISSIONI DI ELISABETTA ZAMPARUTTI, PRESIDENTE ONORARIA DI "PARTE IN CAUSA": DICHIARAZIONE DELLA SEGRETARIA MARIA GIOVANNA DEVETAG

Comunico che a seguito di una nota in cui dichiaravo, a titolo strettamente personale, che non avrei votato per la Lista Amnistia Giustizia Libertà alle prossime elezioni politiche, l’On. Elisabetta Zamparutti ha ritenuto opportuno prendere le distanze da me e dall’Associazione Radicale “Parte in Causa” di cui sono segretaria, rassegnando le dimissioni da Presidente Onorario della medesima e accusando la sottoscritta di assumere posizioni illiberali.

Spiace constatare innanzitutto come l’associazione “Parte in Causa” venga coinvolta in maniera del tutto immotivata, avendo io specificato che parlavo a titolo personale, e spiace ancor di più constatare come per alcuni componenti dell’attuale dirigenza sembri non valere più la regola libertaria che ha sempre caratterizzato la galassia radicale: ovvero la libertà di ognuno di noi di compiere in totale autonomia e libertà di coscienza le proprie scelte elettorali.

Maria Giovanna Devetag
Segretaria di "Parte in Causa" - Associazione Radicale Antispecista

lunedì 4 febbraio 2013

Prepotente urgenza di rinnovamento in casa Radicale / Lettera aperta ai dirigenti e ai militanti radicali



Al Presidente del Comitato Nazionale
A Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani
A Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali Italiani
A Silvio Viale, Presidente di Radicali Italiani
A tutte le compagne e i compagni radicali

Care compagne e cari compagni,

abbiamo deciso di non rinnovare l'iscrizione a Radicali Italiani. Abbiamo volutamente scelto di scrivere e spedire questa lettera in seguito allo scadere del termine per la presentazione delle liste elettorali, non avendo alcuna intenzione di influenzare la raccolta firme di tutti quei compagni radicali impegnati sul territorio per garantire la presenza della Lista Amnistia, Giustizia, Libertà.

Vorremmo fosse fin d'ora chiaro che la nostra decisione di non iscriverci a Radicali Italiani non è un atto di abbandono, non ci sono in noi né animo né intenzioni distruttive, bensì speriamo con questo nostro mancato rinnovo di portare l'attenzione su temi a nostro avviso centrali per la vita futura del partito e del patrimonio di idee che esso custodisce.

Ci siamo avvicinati a questo movimento per motivi diversi, attirati dalle sue battaglie di libertà, spesso condotte in solitaria e nel silenzio dei media, volte a rendere l'Italia uno stato di diritto, in grado innanzitutto di rispettare le stesse regole che si è data, prima ancora che rispettare gli impegni internazionali che ha sottoscritto. Abbiamo condiviso e continuiamo a condividere le campagne contro il sistema partitocratico, per una riforma elettorale uninominale che possa mettere al centro la persona, che costringa i candidati ad esporsi anche su quegli argomenti scomodi che in Italia solo i Radicali hanno avuto il coraggio di portare avanti. Continuiamo a sentire la necessità di una vera riforma della giustizia, perché se non c'è giustizia non c'è diritto e se non ci sono i diritti, non c'è e mai ci potrà essere la libertà. Abbiamo auspicato anche per il nostro paese una svolta in senso liberale, un mercato del lavoro in grado di far emergere i più meritevoli, un sistema di ammortizzatori sociali universale, un'università di eccellenza che attragga studenti da tutto il mondo, più diritti ai cittadini-consumatori e meno alle corporazioni, che siano queste di notai, farmacisti, avvocati o tassisti. Potremmo andare avanti a lungo, finiremmo a ritrovarci d'accordo su tutto, o quasi.

Ciò che non condividiamo però è la gestione di questo movimento, sempre più distante dai suoi iscritti, sempre più sorda alle proposte che ne vorrebbero un cambiamento. Una gestione macchinosa, artificiosa, per alcuni versi volutamente incapibile. Una galassia radicale che assomiglia sempre più ad un buco nero, divisa in numerose sigle, che ci rendono sempre più irriconoscibili ai cittadini, in particolar modo al momento del voto. Su questo credo si debba fare chiarezza, siamo o non siamo un partito? A nostro avviso inutile sarebbe negarlo, avremo certo le nostre peculiarità, il principio della doppia tessera su tutti, ma non possiamo certo negare che i Radicali siano un soggetto elettorale riconosciuto e rispettato a livello nazionale e non solo.

Dal 2009 abbiamo dovuto assistere all'uscita dei radicali dal parlamento europeo dopo una presenza
trentennale, la sconfitta alle regionali e ora ci prepariamo a vedere anche l'esclusione dal parlamento
nazionale. Di spiegazioni a questi insuccessi ne abbiamo sentite di ogni tipo, quasi sempre il riferimento è stato al regime partitocratico. Sciocco sarebbe negare che il sistema italiano rende tremendamente duro operare in un contesto di illegalità così diffusa come quella in cui viviamo, ma una cosa sorprende: non abbiamo mai sentito un singolo dirigente radicale assumersi la responsabilità di un insuccesso politico-elettorale.

A dire il vero, non sapremmo neanche bene da chi aspettarci una tale presa di responsabilità.
Diciamo ciò perché non ci è ben chiaro chi sia realmente il responsabile della linea politica di questa movimento inteso in senso lato. Una cosa però è certa, le nostre istanze, le nostre campagne, i risultato ottenuti in questi anni vittorie hanno dimostrato che c'è spazio, ma soprattutto bisogno dei radicali. Serve però un progetto, qualcosa di duraturo in grado di porsi ai cittadini come punto di riferimento per coloro che auspicano come noi lo smantellamento dell'illegalità italiana. Per fare ciò bisogna innanzitutto iniziare a fare chiarezza a "casa nostra". Poniamo quindi fine una volta per tutte all'insensata divisione tra il movimento politico, Radicali Italiani, e il soggetto elettorale, la Lista Pannella. E' intollerabile che quest'ultima rappresenti il soggetto elettorale di tutti i Radicali, una lista antidemocratica perché non se ne conoscono i soci e i rappresentanti, una lista che incassa il finanziamento pubblico, ma che non rende trasparente l'ammontare di tali somme e il come vengano poi effettivamente spese.

Occorre un movimento stabile e facilmente identificabile ai cittadini, un movimento che sia
realmente in grado di "assicurare la libertà" (così scrive Radicali italiani nelle sue lettere volte a raccogliere l'autofinanziamento) di coloro che si iscrivono al movimento. Iscriversi oggi a Radicali Italiani nella speranza di vedere la propria libertà garantita alla quota di 200 euro è un non senso, per il semplice fatto che Radicali Italiani è un movimento politico che rinuncia per statuto ad andare ad elezioni, come dovrebbe fare il suddetto ad incidere in un qualunque modo all'interno della politica italiana?

Luigi Einaudi diceva di non temere le lotte e le discussioni, bensì l'ignava concordia e l'unanimità dei consensi. Da militanti ci ha spaventato il lungo silenzio della dirigenza radicale durante questo interminabile e imperscrutabile processo di formazione della Lista di scopo Amnistia, Giustizia, Libertà. Ricordiamo lo stupore con il quale il tema elettorale venne trattato durante il nostro ultimo congresso, si disse che non c'erano i mezzi, le risorse, le condizioni per anche solo ipotizzare di candidarci. Nel giro di poche settimane si è passati dalla scelta di non candidarci, a quella di candidarci con la Rosa nel Pugno, all'appello alle personalità per delle liste di scopo non radicali, fino ad arrivare a delle liste di scopo senza personalità ma con dei radicali graditi. Diciamo graditi senza la minima volontà di offendere tutti coloro che fanno parte delle liste che si presenteranno alle prossime elezioni, ma va riconosciuto che coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare questo processo decisionale sono stati di fatto tagliati fuori da ogni consultazione in vista delle elezioni.

E' successo a Verona dove è bastato che il segretario, Leonardo Johnson Scandola, annunciasse pubblicamente lasua personale volontà di non partecipare alla raccolta firme per escludere di fatto l'associazione veronese dall'appuntamento elettorale.

E' successo ai compagni di Veneto Radicale che, attraverso il Segretario Bruno Martellone, hanno
chiesto spiegazioni per l'estremo ritardo con il quale le liste sono state compilate, chiedendo la convocazione di un comitato straordinario che desse un briciolo di possibilità di partecipazione agli iscritti radicali.

Al loro posto le candidature un po' improvvisate di coloro che, seppur non radicali, potevano però tornare utili nel processo di raccolta firme. Nessuna risposta è mai arrivata, né a loro né e a tutti gli altri che su internet, nei vari social network, nelle mailing list hanno preteso di capire, di sapere, che magari si sono pure permessi di criticare. Nessun tentativo di capire, di risolvere, di trovare una via condivisa. Si è scansato il problema, nella convinzione che i "radicali storici", quelli che sono sempre d'accordo, avrebbero dimostrato che la macchina funziona ancora. Per un movimento che si definisce innanzitutto nonviolento, consideriamo questa gestione non solo dannosa perché escludendo il dialogo incentiva (a detta stessa dei suoi dirigenti) ad abbandonare il movimento, ma anche contraddittoria perché il silenzio, la censura, l'esclusione sono tipici strumenti di violenza e chi guida questo movimento da radicale dovrebbe saperlo bene.

Parlare di scissione o divisioni non ha oggi alcun senso, non è certo spezzettandoci che troveremo la quadratura del cerchio. All'interno di questo movimento convivono personalità che hanno contribuito ad innovare e cambiare la storia di questo paese e non solo, separarci da esse sarebbe un gesto di pura follia. Tuttavia, proprio perché riteniamo la nonviolenza il criterio di fondo per la ricerca della Verità, invitiamo questo movimento a rinascere, affidandosi innanzitutto alla partecipazione, al dialogo, alla condivisione delle scelte e dei progetti. Gandhi suggeriva di "essere il cambiamento che si vuol vedere nel mondo", il nostro Segretario Demba Traoré, durante la sua visita al Comitato Nazionale ci chiese un esame di coscienza: ci chiese se secondo noi apparissimo ancora, agli occhi dei cittadini, come portatori di Verità. Oggi vorremmo invitare voi tutti a rifletterci.

Speriamo che avrete il coraggio di accettare questa sfida oggi e di non voler scelleratamente attendere il giorno in cui non ci sarà più quel qualcuno a mantenerci uniti. Quel giorno dovremo farci trovare pronti, progettare oggi per il domani rappresenterebbe un atto di responsabilità, verso chi c'è stato, verso chi c'è ancora ma soprattutto per chi non c'è mai stato.

Un caloroso abbraccio,
A presto

Leonardo Johnson Scandola – Segretario dimissionario di Radicali Verona
Stefano Gasparato – Tesoriere dimissionario di Radicali Verona