mercoledì 27 marzo 2013

LA QUESTIONE RADICALE


       1. Il sistema radicale attuale, in Italia.

     Se ogni visione politica si presenta, sul piano culturale, attraverso    tre     modalità (conoscitiva, organizzativa, strategica ), non si può negare che nel sistema radicale la connotazione maggiore riguarda l'assetto organizzativo, facente capo  ad una   guida carismatica.
Per questo deve considerarsi limitata e parziale l'operazione che pretenda di racchiudere la radicalità dentro l'insieme delle sue tematiche: esse, invece, fanno parte integrante di un sistema di modalità o pratiche che danno loro una tipica caratterizzazione.
Descrivendo il sistema radicale, appunto, nella modalità conoscitiva figura soprattutto l'analisi di problematiche, affrontate con vari approcci ( scientifico, giuridico-legale, storico, filosofico, psicologico, religioso,ecc. ) e divulgate da Radio Radicale: attività, questa, che assolve la funzione di attrarre gran parte dell'attenzione e della curiosità intellettuale di quanti si sentono radicali o simpatizzanti.
Con la seconda modalità, dell'organizzazione, quell'attenzione viene convogliata  nell'unione affettiva col suo leader, l'autorità carismatica che ha una derivazione storica di tipo romantico.
La fase conoscitiva, a questo punto, subisce una vera e propria traduzione:  il leader carismatico, che per conservare la vitalità della sua presenza non deve mancare di rendersi visibile, si assume il compito di interpretare e sintetizzare quei contenuti secondo il suo stile personale.
L'impostazione cefalocentrica di questa modalità, riflessa anche nella formulazione delle regole di cui si è dotata, non può eliminare del tutto critiche esterne ed interne soprattutto in presenza di risultati insoddisfacenti che lo stesso leader ha concepito e di cui si è investito in prima persona; perciò, egli cercherà di dare periodici sfoghi a quelle critiche, o per mezzo della sua radio o nelle sedi di dibattiti interni.
E si capisce che la terza modalità, quella operativa e strategica, è strettamente connessa sia al rapporto emotivo della base col suo leader sia a come lo stesso riesce a proporsi in termini di interlocuzione con quella base e con esterni con cui trovare intenti comuni. Si può supporre, fra l'altro, nel caso di una lunga permanenza del leader al proprio posto ( Marco Pannella, ad esempio ), che questi trascuri spesso questa interlocuzione, contando proprio  sul consenso assegnato alla sua figura di capo: questa comporta infatti che ne sono accettati sia gli auspicabili successi che i deprecabili insuccessi.
Una scelta strategica poi, che abbia privilegiato le azioni del mordi e fuggi corrispondenti  agli obiettivi referendari, adombra il più delle volte un orizzonte caratterizzato da vaghezza e incertezza: il metodo del dare fuoco alla miccia non può che lasciare col fiato sospeso per l'effetto domino procurato dall'innesco. Che è appunto la reazione a catena di cui la rappresentanza radicale non vuol prendersi la responsabilità nell'eventualità di aver raggiunto esiti negativi, mentre se ne sente particolarmente orgogliosa quando essi siano  o sembrino del tutto favorevoli.



       2.  L'imprinting del leader.

In questo sistema radicale, che risente così a lungo e profondamente della centralità del leader, l'attenzione al suo carattere non può essere lasciata sullo sfondo.
Nello specifico di Pannella, l'autoesaltazione, l'enfatizzazione del proprio ruolo, la denigrazione di tutti coloro che non riesce a fare alleati, hanno accentuato nelle sue battaglie l'aspetto della personalizzazione.
Non può considerarsi trascurabile, anzi, l'osservazione che proprio la sua aggressività è un elemento fortemente controproducente, che non giova in nessun modo al progresso civile. Numerosi obiettivi contenuti nelle proposte referendarie, che potrebbero avere la strada spianata da una presentazione semplice e di tutto buon senso, vengono invece bloccati dalla mancanza di una serena argomentazione e da ottiche di contrapposizione. E la pratica referendaria potrebbe anche aver subito una svalutazione inesorabile dovuta a un inflazionamento di tale qualità.
Moltissimi fedeli di Pannela, avendo assorbito e legittimato l'imprinting ricevuto, si riconoscono purtroppo dalla pratica dell'autocelebrazione e della derisione, anche nei confronti di colleghi/compagni con cui non riescono a discutere: magari potesse bastare un generico invito alla tolleranza in "famiglia" per ricondurre ciascuno alla padronanza di sè e della propria ragione!
  Non si deve dimenticare, però, quanto sia preponderante nella complessa personalità di Pannella, con i suoi ideali, il concetto di perdono declinato nella formulazione legislativa di assoluzione-depenalizzazione di comportamenti ritenuti infamanti dalla morale tradizionale. L'identificazione con la sofferenza di tanti può essere, con molte probabilità, la molla che incanala le sue energie.
Ma se tutto ciò non basta a farne un buon predicatore, nè un valente avvocato delle proprie cause, la ragione profonda potrebbe risiedere nel suo bisogno personale di farsi perdonare il continuo eccesso di intemperanze.
Da queste, anche, l'amara stanchezza di tanti probabili elettori verso atteggiamenti umanamente troppo poco accettabili.
Sembra essere iniziato così un doloroso riflusso dall'alba di una crescita civile a un  tramonto nel proprio orticello, in definitiva considerato più vivibile che non il terreno di scontro divenuto uno scenario che dura da troppo tempo.
La questione dovrebbe porsi a tutti i livelli dei soggetti radicali, intesi come persone, associaioni, movimenti, PRNTT.
Questione non semplice, se si prende atto che nel sistema radicale, come in ogni sistema, ciascuna delle modalità culturali ha una stretta connessione con le altre: per questa complessità, anche dopo il taglio del nodo gordiano e l'inizio della discontinuità ( e cioè con la fondazione di un partito radicale italiano e con l'elezione democratica dei suoi responsabili ), dovrà passare un certo tempo prima di potersi verificare la reale novità.


   



     3.  Le voci critiche.

Se queste sono le ambasce che tormentano i radicali, può sembrare oltremodo commovente, nella sua ingenuità, la domanda racchiusa nell'intervento fatto da un membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani riuniti il 23/03/2013: " Perchè R.I. non può essere il partito che si presenta alle elezioni ( invece della creazione della Lista AGL del 24 2 25 febbraio 2013 ), dopo aver scelto nel suo congresso obiettivi e metodi con cui operare? Chi ha concepito che dentro lo Statuto del PRNTT tutto ciò non sia possibile?".
E come una manna dal cielo, per gli sconsolati, è salutato- in una posizione di maggiore critica nel merito della struttura esistente - l'intervento di Claudia Sterzi che chiede di uscire dall'ambiguità della modalità carismatica perchè essa confliggerebbe con gli intenti di affermazione delle regole e del diritto sul piano nazionale ed internazionale.
A maggiore distanza dai suddetti interventi c'è anche una posizione, più netta, che si fa portavoce delle precedenti richieste di democraticità  e non vuole lasciare i singoli a lamentarsi: per questo ha creato il gruppo di "Rilancio Radicale" e si è già fatto conoscere nel suo convegno a Verona il 16/03/2013.
[ Approfitto qui dell'apertura di una breve parentesi a proposito del concetto di democrazia. Bisogna infatti aggiungere che per molti dirigenti radicali ( Bonino e perfino Pannella ) l'idea democratica è ben presente e praticata nel PRNTT.  Essi continuano a sostenere che la possibilità di discussione dentro il Congresso di R.I. è  il segnale della sua democraticità. Non c'è modo di far passare, purtroppo, la nozione che democraticità include sia la scelta in comune di obiettivi e strategie sia  l'assegnazione e la revoca, sempre in comune, dei responsabili riguardo alle azioni individuate.
Non che l'agire democratico sia per se stesso il più valido all'ottenimento di un fine specifico. Non dovrebbero esserci dubbi, però, sul fatto che l'esemplarità di politici e dirigenti incide moltissimo sul costume dei loro governati e amministrati; persino le loro qualità umane e sul piano dei rapporti interpersonali si propongono, o divengono automaticamente, obiettivi sociali.  Nel caso dei radicali, essi sono particolarmente apprezzati per l'uso civico che hanno fatto dei soldi pubblici; mentre l'assenza di effettivo potere decisionale della base, ed il rifiuto di condurre un'operazione politica dall'inizio alla sua conclusione come accadrebbe se si configurassero in un partito politico, non sono stati certo di sprone per mutare il malcostume italiano dell'iniziare le cose e non concluderle.]








        4.  Un'altra ottica.

   Tornando alla prospettiva aperta da "Rilancio Radicale" e alla sua insistenza sulla mancanza di democrazia interna, una facile risposta -alla forma ma non al merito- della richiesta sarebbe, purtroppo, che le regole statutarie non sono state violate: che quindi si è rimasti in linea con la promessa.
E forse, la volontà di mutare questo stato di cose non si concilia troppo con l'idea liberale, la quale prende atto di chi ha costruito-guidato-seguito un tale Partito PRNTT e non pretende di lottarlo, con l'argomento che quel patrimonio ideale deve essere salvato. Nessuno, del resto, potrebbe impedire che le idealità radicali vengano gestite da altri, in altro modo. ( Come, usando un paragone azzardato, prima Valdesi e poi Protestanti in un dato momento storico hanno deciso di fare un cammino diverso da quello della Chiesa di Roma, senza rinunciare con questo al messaggio di Gesù Cristo. )  
Piuttosto sono molti i modi di intendere un "rinnovamento".
Probabilmente il primo problema da affrontare è quello di immaginare se sia più capace di cambiamento ( fra coloro che hanno vissuto nella casa radicale e dunque la conoscono ), chi vi si è trovato bene e la vuole restaurare o chi ne ha osservato i difetti e non vedeva l'ora di darle una ristrutturazione completa.  In entrambi i casi, comunque, l'erede di un patrimonio si sentirà l'onore e l'onere di riprendere quei fili che non gli daranno le mani libere per altri interventi che non siano di continuazione: si troverà a fare i conti con una mole di prodotti già elaborati o in via di elaborazione.
Si dovrebbe scartare, perciò, questa strada, rinunciando alla finalità della costruzione di un nuovo partito radicale deputato ad ereditare il cosiddetto patrimonio ideale:  non inciderebbe nell'assetto complessivo - nè a breve nè per il lungo periodo -  e sarebbe dunque troppo limitata.
    Ed ecco la novità di una strana proposta.
Le varie associazioni radicali - al nord le più "mature"? - si mettono a cercare/trovare ciascuna un certo numero di persone ( 3, 5... ) a cui lasciare un <<foglio bianco>> metaforico su cui esprimere le idee che si sono fatte per affrontare le soluzioni italiane. Dopo averle ascoltate e chiesto loro cosa pensano delle proposte radicali si cerca di capire se e come arrivare a definire proposte rinnovate o corrette nella loro comunicazione.
Se le persone così individuate sono anche disponibili ad impegnarsi iniziano gli incontri con altre associazioni, anche non radicali, da cui potrebbero uscire degli eletti democraticamente a rappresentare una varietà di posizioni.





A proposito delle persone scoperte ed invitate: sarà gente di cervello e di cuore, ma non "appartenente a" nè particolarmente affermata. Meglio anzi se rientrante nel numero di chi è rimasto disoccupato ( esodato o altro ), di chi si trova a fare da casalingo/a  potendo però "pensionarsi" dai propri familiari ormai in grado di autobadarsi, di quelli ( non si sa quanto numerosi ) che hanno messo al primo posto della vita la propria indipendenza da appetiti schiavizzanti e dalla volontà altrui, e di tanti altri che non ha senso neanche immaginare dato che la realtà offre certo di più della stessa immaginazione.
Ciò che dovrebbe apparire essenziale è cercare di non disperdere, fra chi ce l'ha, la buona volontà di creare buoni rapporti.  E le associazioni potrebbero, da subito, lavorare nel senso di coltivare le cosiddette "precondizioni della politica": osservare con i propri occhi, capire con la propria intelligenza, comunicare con semplicità senza sentirsi diretti nè da idee preconfezionate nè dalla voglia di primeggiare; e mettendo da parte l'ansia di produrre a tutti i costi, che è il concime delle azioni affrettate.
  Circa il nome di "Rilancio Radicale": in questa ottica, non penso risulti adeguato al fine che si prefigge, che è piuttosto la "rifondazione di chiarezza e coerenza".

       Anastasia Deodato
      Verona, 26 marzo 2013

   

giovedì 14 marzo 2013

Sostieni RILANCIO RADICALE con una piccola donazione!

!!Le spese per l'organizzazione del convegno per il RILANCIO RADICALE che si terrà sabato 16 marzo a Verona, saranno sostenute interamente dall'Associazione Radicali Verona.

La spesa totale prevista è di circa 250 euro (affitto sala e impianto di amplificazione, stampa manifesti, varie)
  Se anche tu vuoi contribuire e sostenere RILANCIO RADICALE con una piccola donazione, puoi farlo direttamente sul sito www.rilancioradicale.net

Ti ringraziamo e ti aspettiamo sabato 16 marzo, a partire dalle ore 14:00, a Verona in via Filippo Brunelleschi 12.

Chi non potrà essere fisicamente con noi, potrà intervenire via skype (contatto: rilancioradicale). Se vuoi intervenire via skype contattaci il prima possibile: rilancioradicale@gmail.com / 340 5512287 (Stefano Gasparato) RILANCIO RADICALE è anche su facebook e twitter


mercoledì 13 marzo 2013

DALL' IDEA DEL RINNOVAMENTO AL FONDAMENTALISMO DELL'IDEA A...?



    Di seguito a quest'introduzione c'è l'intervento che non leggerò al Convegno di Verona perchè non sarò presente.
Troppo grande è la distanza, di cui devo prendere atto, tra una posizione disposta a guardare tutte le cause relative alla situazione attuale dei Radicali e quella che rimane ancorata ad una concezione di fondo per costruire sulle medesime fondamenta.
Sono convinta, per aver letto in questi giorni opinioni e commenti su facebook, che se mi presentassi al Convegno con questo documento riceverei in faccia ortaggi vari e uova marce - ovviamente in senso figurato - materialmente veicolati da censure ed eloquentissimi silenzi.
Con questa mia consapevolezza sarei quantomeno imprudente o addirittura fuori di testa se mi mettessi a gettare parole al vento.
Costato che il massimo raggiunto dalla volontà riformatrice di alcuni radicali oscilla, all'interno di una transizione dolce a una nuova dirigenza, fra due ambiti a seconda che comprenda tutta la Galassia o solo RI.
Ma rimandando l'esame della sua complessività, per me si lascia intatta l'essenza del profondo scontento che ha mosso la disobbedienza alla Lista AGL. [ Tralascio i volgari epiteti di scomunica che sono stati indirizzati ai disobbedienti, equivalenti a veri e propri calci negli stinchi.]
 L'ostinata chiusura -da parte della dirigenza- a vederne l'esistenza e a raccoglierne la richiesta di responsabilità, piuttosto, deve diventare la materia del problema, imprescindibile a qualunque nuova semina politica.
Se siamo d'accordo che i mali più gravi del costume italiano sono INCOERENZA e FONDAMENTALISMO delle posizioni, non avvierà cambiamenti né efficaci né concettualmente onesti il continuare a servirsi di un "pacchetto di cose" che devono chiamarsi forzatamente radicali, con l'alone ideologico che ne emana.
Trovo assurda, perché storicamente arbitraria, la pretesa che i Radicali -soli e da soli- abbiano avuto la capacità di inventarsi un mondo migliore e che per questo non debbano sparire politicamente per fare posto ad altro.
Idee e principi provenienti da svariate riflessioni cultural-politiche, e di varie latitudini, possono essere diventate il concentrato della visione radicale: ma non è detto che tutto in sé sia coerente né fattivamente praticabile. E soprattutto non è detto che la partecipazione consentita, cioè la non-partecipazione, possa far crescere la consapevolezza dei cittadini per la conquista della parità sociale.


      

INTERVENTO



   Per sviluppare gli argomenti del tema "Rilancio Radicale" ho seguito una scaletta che indico subito: 
 I   -  Cosa è stata, o è apparsa, l'idea radicale

II  -  Come è cambiata

III -  Cosa è oggi 

IV-  Cosa può diventare: qualcos'altro, o totalmente altro


        I.   COSA  E'  STATA


   Credo che nell'opinione della gente comune la percezione dell'idea radicale sia stata principalmente quella di aver portato allo scoperto varie istanze di libertà: vive nella riflessione culturale di ambienti specifici ma morte all'attenzione politica.
Penso che su questo punto si possa essere facilmente d'accordo: i riflettori accesi sulla questioni del divorzio e dell'aborto sono stati premianti, e le rispettive vittorie referendarie ne sono la prova eloquente.
Nel tempo si è continuato a privilegiare questa via extraparlamentare dei referendum, come adesso del resto.  Cambiava, però, e soprattutto cresceva intanto la diffusione di TV e giornali: e poiché essi distraggono, addormentano, orientano l'opinione da parte di chi ha in mano le leve del potere/poteri, non è solo chiedendone lo spazio che questo - miracolosamente - si ottiene.
In un sistema come il nostro, che si basa sulla legiferazione nel Parlamento, anche per usare l'istituto referendario occorre comunque riuscire a creare consapevolezza diffusa, ancor più su temi che dispiacciono ai detentori dello statu quo.


   II.  COME  E'  CAMBIATA


    Ad un certo punto e dopo più di 10 anni dall'ultima conquista, il Partito Radicale italiano cioè (lo possiamo dire fin d'ora) Marco Pannella, si è visto messo in un angolo e ha dato per acquisito che non avrebbe potuto competere in una politica parlamentare. 
E si è arrivati al 1989: il P.R. viene chiuso mentre viene fondato il PRNTT, sullo scenario internazionale dell'ONU.  [Rimando al IV punto un'analisi più dettagliata dei nomi, rilevando solo la contraddizione in termini di un "Partito Transpartito", che contiene appunto quel tanto di allucinogeno con cui è solito giocare Pannella. Non sarebbe stata più semplice e chiara la denominazione di "Partito senza frontiere"?]
La creazione di questa ONG di primo livello avrebbe svolto varie funzioni: stimolare l'ONU su temi umanitari, accreditare all'estero la fama di Pannella e dei Radicali, andarsene dalla politica italiana dopo averle dato uno schiaffo morale, facendole anche udire lo sbattere di porta.
Così è suonato il messaggio.  Ciò che s’è verificato pian piano è stato, invece, che la politica italiana continuava ad essere, per via indiretta, il vero costante obiettivo radicale: con l'aggiunta di un rancore inequivocabile nella voce e nel metodo della denuncia politica adottato da Pannella.
All'ONU le proposte radicali non vengono poste con la stessa rabbiosità con cui ci si rivolge ai politici "criminali" dell'Italia.
Tirando le somme, dopo il 2001- anno di nascita di RI-  cosa è davvero rimasto in Italia, per gli elettori italiani, oltre la Lista Pannella totalmente gestita in forma privata e padronale? Un SOGNO VUOTO e una tristissima, mortifera, alternativa al vuoto: il palco del Congresso di RI su cui gli iscritti si lambiccano il cervello attorno alle proposte, non sapendo di recitare per il solito burattinaio che tiene i loro fili.


         III.  COSA  E'  OGGI


   Lo scivolamento nell'attuale palude del Partito che non c'è, e che ha alienato le simpatie della gente, è avvenuto con modalità abbastanza sotterranee: attraverso la crescita di un  "MEDESIMO  SENTIRE" da parte dei più affezionati, soprattutto ascoltatori di Radio Radicale. Questa, organo della Lista M. Pannella, ne sostiene la leadership con devozione, intimidendo e paralizzando la critica nei suoi confronti. E persino i 40 secondi di libera espressione che RR elargisce "senza filtri" vanno ad ispessire l'aureola del martire Pannella, su cui gli inveleniti scaricano la propria bile.  Se la gente comune, perciò, riesce a ribellarsi alla comunicazione di Pannella - giudicata truffaldina - , quella fede nel Leader invece lascia passivi e totalmente acritici la gran parte dei suoi collaboratori nella cosiddetta dirigenza. 
Emblematica e impressionante la frase pronunciata da E. Bonino in Direzione Radicali Italiani durante la fase di lancio della Lista AGL, a fine gennaio. "La leadership di Pannella non è in discussione. Ma si possono discutere le sue scelte. E io non ero d'accordo sulla scelta di andare con Storace."  L'intangibilità prima di tutto, dunque: dal momento che la critica non deve portare ad alcuna conseguenza di responsabilità.
In altri termini l'espressione di Bonino significa né né meno: qualcuno, cioè Pannella, ci ha portato il Vangelo politico e questo qualcuno non potrà mai essere rimosso dal suo posto di guida, sebbene noi lo critichiamo. E' così che l'idea radicale ha acquisito una sua sacralità. Si è copiato il percorso con cui la "buona novella" non è tale perché indicante Dio, ma perché CHI l'ha pronunciata è diventato ingiudicabile, sacro in quanto portatore di verità: prima Gesù e poi Pietro.
Qualunque visione che non voglia ammettere la possibilità di fallire, e dunque di essere giudicata, è FONDAMENTALISTA. E l'idea radicale è diventata fondamentalista.
Altro che  laicità:  i fedeli radicali sono diventati chierici di se stessi.
Ecco perché sarà impossibile riscrivere gli statuti, o non sarà sufficiente.
Occorrerebbe, prima o contestualmente, un atto simile allo "sbattezzo" relativo alla dogmaticità radicale.
Nel frattempo, Pannella e fedelissimi (attivando la strategia pannelliana di doversi difendere da attacchi persecutori) cercheranno in tutti i modi di ostacolare tutto ciò.
Quando lui vorrà, disferà RI come un capriccioso proprietario che può fare a pezzi e mandare al macero ciò che gli appartiene senza dover rendere conto a nessuno.
E anche per il PRNTT sarà più palese la Controriforma, già da subito resa possibile dallo Statuto: Pannella ha annunciato che assumerà il ruolo del segretario attuale, Demba Traorè, visto che questi è risucchiato dalle problematiche del suo Mali.  Perciò Pannella sarà Presidente del Senato, Pres. del Congresso, Pres. del Comitato dei Coordinatori, Pres. del Consiglio Generale, Pres. dell'Assemblea dei Legislatori...e Segretario. 


IV. COSA  PUO'  DIVENTARE: QUALCOS'ALTRO  O  TOTALMENTE  ALTRO


  Per riprendere il tema di "Rilancio Radicale", e cioè su come intervenire, ribadisco che per me è necessario agire sui due fronti del fondamentalismo e degli statuti.
   Oltre al merito contenutistico, si possono e devono anche intravvedere i due metodi: quello basato più sul cambio delle persone - cioè che mira a sostituirle offrendo, o meno, riconoscimenti d'onore alla vecchia guardia, - e quello che punta a costruire altrove.
Non mi dilungo né sull'operazione Statuti, né sui metodi, di cui ritengo valido solo il secondo. Mi soffermo invece sul fronte del fondamentalismo.
Ritengo necessario svestire la figura carismatica di Pannella da tutti gli orpelli su cui ha costruito il suo fascino. Per lui la lotta al potere si è incardinata soprattutto nella denuncia dell'indebito possesso di beni materiali. E sappiamo anche che, per amore della causa, ha usato parte dei suoi averi.
Ma il potere sulle volontà, sulle idee, è  un potere ben più grande e minaccioso. 
 Il suo mantra sulla distinzione fra Cesare (con potere temporale) e Pietro (con potere solo spirituale -non ancora temporale- prima della costituzione dello Stato della Chiesa) per le contorsioni mentali con cui viene posto e condotto deve ovviamente far inquietare il povero Bordin. Alla fine  non fa che fermarsi al di qua del problema della manipolazione delle coscienze.
Il fatto è che tutti possiamo essere afflitti dal delirio del potere: il sintomo più grave è anzi, la sicurezza di esserne indenni. Ed altri segnali nient’affatto trascurabili sono: la frequentazione di monologhi chiamati conversazioni, musiche diffuse in modo rituale nella loro ripetitività, frasi standard definite proposte, rifiuto a rispondere alle domande nel merito e in modo argomentato.
Il risultato è che nelle orecchie radicali sono passati per buoni tanti slogan pochissimo comprensibili, e perfino una mole di proposte date per realizzabili solo perché teoricamente concepite.
Bisogna soffermarsi, ad esempio, sull'attribuzione dei nomi.
Del Partito "Transpartito" ho già detto. 
Il termine "radicale": non deve certo rimanere un mistero che esso connota posizioni estreme ed estremiste. La stessa lotta per l'amnistia ne è un esempio: gli organismi internazionali ci condannano perché ci chiedono di rientrare nella legalità, ma non ci indicano l'amnistia.
Il termine "nonviolento": non penso che qualcuno sia ancora convinto della non violenza di Pannella. Offese, turpiloquio, voce urlata e il senso costante del "me ne frego" riferito ad osservazioni sulla sua condotta sono indicatori troppo marcati del suo abbandono al momento, verso cui ha deciso di auto-assolversi in pieno.
Comportamenti molto in voga, peraltro, presso i radicali del web; e non si sa quanto introiettati ad imitazione del leader o per contagio del virus dell'aggressività che ha il suo picco su facebook: con quel meccanismo che la fa scattare quando si mettono le mani sul volante, anche in chi come pedone è persona estremamente gentile.
Il termine  "transnazionale": non mi arricchisce di alcuna nozione, se intende sostenere i diritti delle minoranze, ma potrebbe confondermi se si volessero azzerare gli "Stati di diritto" sostituendoli con la semplice affermazione di nazioni, etnie, ecc.
   E, insomma: BOH!

       Anastasia  Deodato

martedì 12 marzo 2013

PROPOSTA DOCUMENTO ASSEMBLEA GALASSIA


Si parla di un'assemblea costituente/rifondante dei Radicali, aperta a tutti i militanti, gli iscritti e i simpatizzanti della galassia. Pare che qualcuno o più di qualcuno la stia già preparando. Butto giù qualche idea per capire se ci sono altri che la pensano almeno un po’ come me e se magari ne possa uscire fuori qualcosa di concreto. Voglio che sia chiaro che non ho il copyright di nulla e non aspiro a cariche di nessun tipo. Grazie a chi avrà la pazienza di leggere.

Come assemblea costituente aperta immagino un consesso in cui abbiano diritto di parola e di voto tutti gli attuali iscritti a RI e alle associazioni della galassia nonché tutti coloro che negli ultimi venti anni sono stati iscritti per almeno tre anni, anche non consecutivi, ad uno o più soggetti della galassia stessa. L'assemblea è convocata 60 giorni prima del suo svolgimento dal segretario di RI.

Questa la mia traccia di mozione generale:

Nasce un nuovo soggetto radicale che si chiama: Partito Radicale [nell'impossibilità di poterlo fare, potrebbe chiamarsi semplicemente Radicali], il cui simbolo è la Rosa nel Pugno con la scritta “Partito Radicale [oppure Radicali] - Liberiamo l’Italia!”
  • Il nuovo soggetto radicale ha piena autonomia di cassa e di linea politica, le quali dipendono solo ed esclusivamente dal Segretario e dal Tesoriere, eletti in congresso, che ne rispondono solo al congresso stesso, alla direzione, al comitato nazionale e al collegio dei revisori dei conti, eletti nell’ambito dello stesso. L’assemblea costituente chiede a Marco Pannella di essere il presidente onorario a vita di questo nuovo soggetto radicale.
  • Programma: legge elettorale maggioritaria uninominale di collegio; abolizione dei cosiddetti rimborsi elettorali con introduzione del finanziamento su base privata con un tetto massimo per persona e con la totale deducibilità fiscale; tagli drastici dei costi della politica con revisione di tutti i contratti di affitto, di appalto e di consulenza degli organi dello stato, delle regioni, dei comuni e di tutti gli enti pubblici; abolizione delle province; taglio ragionato degli stipendi e dei benefici di tutti gli eletti e nominati italiani; anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati; amnistia ed immediata riforma del processo penale e civile per smaltire tutto l’arretrato ed evitare un nuovo accumulo di cause civili e penali; piena separazione delle carriere dei magistrati; piena ed effettiva responsabilità civile dei magistrati; divieto di incarichi extragiudiziali per i magistrati; ristrutturazione e resa a norma, secondo le direttive europee e le sentenze della Corte Europea dei Diritti, di tutti gli edifici carcerari; legalizzazione dell’uso e della coltivazione per uso personale di droghe leggere; depenalizzazione del mero uso di tutte le droghe; depenalizzazione dell’immigrazione clandestina e chiusura dei CIE e dei CARA; legalizzazione della prostituzione; riforma del diritto di cittadinanza con l’introduzione del principio dello ius soli e riduzione dei tempi di residenza a cinque anni; introduzione di norme di legge per la tutela delle coppie di fatto e per l’istituzione del matrimonio civile anche tra persone dello stesso sesso; introduzione del testamento biologico e legalizzazione dell’eutanasia; introduzione della fecondazione assistita eterologa; riforma della legge sul divorzio con accorciamento dei tempi e semplificazione delle pratiche; introduzione di una soglia di garanzia di servizio per il diritto di aborto in tutte le strutture ospedaliere pubbliche e private; introduzione di una legge anti omofobia e transfobia; revisione della norma sulla ripartizione dell’8x1000, abolizione dei finanziamenti per eventi religiosi e delle agevolazioni fiscali e tariffarie per gli enti religiosi; abolizione dei finanziamenti alle scuole private; sburocratizzazione ad ogni livello e informatizzazione di tutte le pratiche per i cittadini e le imprese; introduzione della banda larga; riduzione del costo del lavoro; restituzione dei contributi silenti; riforma fiscale con l’introduzione della piena deducibilità di tutte le spese sostenute nell'anno da cittadini, famiglie e imprese; riforma del lavoro verso un modello di assoluta flessibilità per arrivare alla libera iniziativa e imprenditorialità di qualsiasi lavoratore; introduzione del reddito minimo garantito; ristrutturazione e resa a norma di sicurezza di tutti gli edifici pubblici, particolarmente le scuole; resa a norma per i disabili di tutti gli edifici pubblici; abbattimento delle barriere architettoniche e adeguamento alle disabilità per tutte le strade, i mezzi pubblici, i semafori, la segnaletica stradale ecc.; grande piano di dismissione dei beni del patrimonio disponibile dello stato con revisione ed eventuale aggiornamento degli elenchi dei beni disponibili ed indisponibili; vendita graduale di piccole porzioni delle riserve auree cosiddette della Banca d’Italia (in realtà dello Stato Italiano) per evitare il rischio di crollo del valore dell’oro e vanificarne l’effetto; abolizione dei privilegi delle corporazioni professionali e commerciali; revisione delle concessioni dei beni demaniali ai privati (spiagge, terreni, fonti, corsi d’acqua ecc.); potenziamento degli incentivi alle imprese giovanili e femminili; rapido smaltimento dei debiti della P.A. verso i privati attraverso una revisione del Patto di Stabilità; abbattimento di tutti i dazi doganali; piena introduzione dell’IVA per cassa; abolizione graduale dell’IRAP; potenziamento degli incentivi al risparmio energetico nell'edilizia privata e nelle imprese; obbligo a più elevati standard di risparmio energetico nell'edilizia pubblica e nelle sedi della P.A.; revisione ed eventuale rottamazione dell’edilizia pubblica e privata a rischio sismico; urgente piano di allerta, evacuazione e riallocazione degli abitanti dell’area vesuviana con messa alla prova dello stesso piano con adeguamento e realizzazione di tutte le opere necessarie; potenziamento delle norme in difesa del paesaggio, dell’ambiente, degli animali, dell’agricoltura tipica, tradizionale e d’eccellenza; maggiore difesa nelle sedi europee ed internazionali del “Made in Italy” e creazione di un marchio ad hoc; maggiori incentivi alle aziende che investono in ricerca e in ammodernamento delle strutture e dei macchinari; aumento delle spese per la ricerca scientifica e tecnologica, per l’istruzione e i beni e le attività culturali; potenziamento dell’assistenza domiciliare e del sussidio economico per i malati gravi e terminali e per i disabili; tutela della libertà di ricerca scientifica; revisione di tutte le spese militari; revisione delle convenzioni coi privati del Sistema Sanitario Nazionale; revisione della spesa farmaceutica del SSN; riallineamento con gli impegni presi in sede internazionale per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo; forte impegno dell’Italia in sede UE per l’introduzione di un’unica politica-guida a livello fiscale, economico e di difesa con l’obiettivo di una unione federale europea; sostegno all'adesione alla UE di Israele e della Turchia; introduzione di un sistema economico e commerciale euro-mediterraneo che privilegi i paesi che diano alcune precise garanzie democratiche.
  • Constatata la notevole vicinanza del programma politico del sindaco Matteo Renzi con le battaglie storiche e ancora attualissime dei Radicali, gli stessi Radicali danno fin d’ora piena disponibilità ad un’alleanza col PD ed il centrosinistra ma solo se guidati dal suddetto sindaco Renzi. Ad un PD rinnovato, secondo le istanze di Renzi, siamo pronti ad affiancare un soggetto elettorale radicale rinnovato nelle strategie e nella comunicazione, soggetto che, rilanciando le sue storiche e ancora attualissime battaglie, costituisca un forte elemento di rinnovamento di tutto il centrosinistra italiano e rivendichi il ruolo di “cane da guardia” nella realizzazione di tutte le riforme auspicate, riforme che vadano incontro, sui sicuri binari della democrazia e dello stato di diritto, alla disperata richiesta di riforme che viene dagli Italiani, contrapponendo la politica del fare alla retorica populista.
  • Il programma è aperto e costituisce la parte essenziale di un manifesto-appello rivolto alle associazioni, ai movimenti e alle fondazioni italiane che a ragione si definiscano: liberali, laiche, libertarie, socialiste, socialdemocratiche, riformatrici, riformiste, repubblicane, umaniste, ecologiste, ambientaliste, animaliste, antiproibizioniste, anticoroporative e di difesa dei diritti civili (carcerati, immigrati, GLBT, divorziati e separati, disabili, persone prostitute, consumatori di droghe, disabili, malati terminali ecc.), della libertà d’impresa, della libertà di stampa, della libertà di ricerca scientifica, della libertà religiosa, della libertà sessuale, del libero pensiero, del paesaggio, della cultura e dell’eccellenza produttiva italiana.
  • Entro 30 giorni dalla conclusione dell’assemblea costituente è convocato il primo comitato nazionale, al quale sono invitati a partecipare, con diritto di intervento e replica ma senza diritto di voto, tutte le associazioni, i movimenti e le fondazioni italiane che abbiano aderito al manifesto-appello o pubblicamente espresso interesse verso lo stesso. Il rappresentante di ciascuna di queste associazioni è invitato a proporre integrazioni, modifiche e nuovi punti programmatici nello stesso manifesto-appello, che, sottoposti di volta in volta a votazione, potranno modificare o integrare il suddetto programma.
  • L’iniziativa politica per la prossima tornata elettorale partirà, organizzata con adeguato anticipo e il più possibile pubblicizzata, con un’assemblea pubblica in una grande piazza di Roma, aperta a tutti i cittadini italiani e col motto “Liberiamo l’Italia!”, in cui si leggano e si spieghino i punti del manifesto- appello nella sua versione finale e in cui si stipuli un’alleanza con gli stessi per cambiare l’Italia secondo il programma di cui sopra e dando una risposta democratica e liberale al malcontento montante nel paese. A quest’assemblea saranno invitati a parlare dal palco anche i rappresentanti di tutte le associazioni, movimenti, fondazioni di cui sopra che avranno contribuito in qualsiasi misura alla stesura del programma nonché tutti i rappresentanti di quelle associazioni, movimenti e fondazioni che avranno successivamente firmato il manifesto-appello nella sua versione finale e pubblica. L’assemblea costituente chiede ad Emma Bonino di aprire e chiudere l’assemblea pubblica e di farsi garante dell’alleanza coi cittadini italiani.
  • I rappresentanti pro tempore di quelle associazioni, movimenti e fondazioni come sopra, che avranno aderito al manifesto appello e lo avranno pubblicamente sostenuto, entreranno di diritto a far parte del comitato nazionale con uguale diritto di voto rispetto agli altri membri del comitato stesso e saranno rinnovati, rieletti o rinominati annualmente dalle stesse associazioni.

    Tiziana Benucci

domenica 10 marzo 2013

SABATO 16/03/2013 :: RILANCIO RADICALE :: GRANDE EVENTO A VERONA!‏

Sabato 16 marzo, a partire dalle ore 14, ti aspettiamo a Verona (via Filippo Brunelleschi 12) per il RILANCIO RADICALE.

Gli ultimi mesi non sono stati semplici per la Galassia Radicale. Le vicende che hanno portata alla costituzione della Lista Amnistia Giustizia Libertà sono state motivo di discussione e dissenso e hanno portato alcune associazioni e molti militanti a scegliere di non prendere parte al progetto elettorale promosso dai dirigenti radicali.

Il convegno sarà un momento di libera discussione, aperto a chiunque si riconosca nella battaglie radicali e voglia dare il proprio contributo di riflessione e proposta per il RILANCIO RADICALE.

Preannuncia la tua partecipazione sulla pagina facebook dell'evento: www.facebook.com/events/129998133848221 oppure scrivendo a rilancioradicale@gmail.com

www.rilancioradicale.net è una vetrina online a tua disposizione: se vuoi “dire la tua”, invia il tuo articolo a rilancioradicale@gmail.com

Chi non potrà essere fisicamente con noi, potrà intervenire via skype.

Per info: 340 5512287 (Stefano Gasparato) / rilancioradicale@gmail.com / www.rilancioradicale.net / www.facebook.com/RilancioRadicale / www.twitter.com/RilRad /

  rilancioradicale 16marzo2013

venerdì 8 marzo 2013

INSOLUBILITÀ DEI PROBLEMI RADICALI SENZA LA RISCRITTURA DEGLI STATUTI


E se la maggior parte degli errori radicali fosse rintracciabile nel persistere di una logica, di un filo sottile che collega intimamente - seppure con scarso rilievo - il percorso di varie linee politiche?
L'ipotesi è la seguente. La vocazione, un po' gridata e un po' sottaciuta, che gli attori radicali siano e debbano rimanere un piccolo gruppo, un eroico drappello portatore di idee e azioni rivoluzionarie. Questa è stata la loro presenza fin dalle lontane origini nell'Ottocento risorgimentale, e poi via via nel Novecento antifascista, fino ai giorni nostri.

Li ha guidati la fede che poche menti illuminate, accendendo scintille di speranza presso genti oppresse da assolutismi- povertà- ignoranza, avrebbero ottenuto grandi risultati di liberazione.
E' accaduto con i seguaci di Mazzini e di Garibaldi. Si è rinnovato con i dissenzienti all'interno delle grandi forze politiche del Primo e del Secondo Novecento.
Sempre uno sparuto numero di protagonisti si è applicato generosamente verso obiettivi mirati. Essi non avevano tuttavia costruito un' organizzazione capillare, ben attecchita sul territorio: e i loro progetti furono destinati ad essere gestiti da altre mani, che ne fecero un uso assai diverso!
E non è ancora questo il modus operandi dei radicali, comprese le numerosissime iniziative e vittorie referendarie, di cui solo due (divorzio e aborto) non sono state del tutto stravolte nonostante gli esiti delle urne?
Da una parte, infatti, le proposte radicali aspirano a diventare disegni governativi. Dall'altra parte, però, non c'è alcun impegno a far sì che esse siano gestite da una sicura maggioranza: tutto ciò che mira ad allargare la partecipazione dei cittadini alla formazione di un consenso è rifuggito totalmente. Gli stessi iscritti al Partito sono considerati semplici puntelli, cioè tali da collaborare con un supporto finanziario e, all'ultimo momento, con quello della raccolta delle firme.
All'indomani dell'89, poi, tale chiusura si è aggravata con l'autotrasferimento all'Onu dell'idea radicale e la relativa fondazione del PRNTT. Quando, nel 2001, è nato il Movimento RI molti hanno sperato che si fosse tornati a guardare ai problemi del Paese, ma l'introduzione nel suo statuto della condizione di "soggetto costituente il PRNTT" gli ha tarpato di nuovo le ali.


Al di là dei succinti accenni storici al passato, non sembra possibile dubitare che il nodo di una visione oligarchica ed assoluta sovrasta tutte le decisioni prese dalla dirigenza radicale, incluso l'ultimissimo lancio della Lista AGL, frutto di partenogenesi della Lista Pannella, unica detentrice del potere deliberativo nel merito politico-elettorale.
Se questa ricostruzione ha un fondamento, non ha senso arrabattarsi su proposte alla politica italiana, che può anche fare propri degli "ingredienti" salvo a cucinarli a proprio modo quando tocchi ad altri cuochi elaborarli.
L'incidenza delle idee radicali si scontrerà sempre contro un muro di gomma finché non si metterà mano alla riscrittura dello statuto del PRNTT, e alla scrittura di un nuovo statuto per un Partito italiano che punti a raccogliere le conseguenze delle proprie proposte, e smetta di sentirsene irresponsabile.
Solo questa volontà di soluzione dello stesso Problema Radicale creerà un nuovo stile politico, lasciandosi alle spalle: sia la sordità alle critiche sullo strapotere decisionale (confermato da statuti e relativa conduzione politica di leader e dirigenza), sia la presenza aliena di PRNTT e coorbitante Galassia (la cui incomprensibilità viene caricata offensivamente su osservatori e simpatizzanti che non hanno deciso di farne un corso di laurea), sia l'ambiguità della stessa nozione di libertà (quando viene facilmente identificata con quella, irresponsabile, del leader di una base misconosciuta).

Anastasia Deodato

mercoledì 20 febbraio 2013

STATUTO DEL PRNTT @ LEGGERE - PENSARE - ( CONCLUDERE? )



   Dallo  Statuto del PRNTT   


I -   Articolo 1.2.1.  " I bilanci del Partito sono pubblici... "

      ( Ed è così che conosciamo i debiti da cui è sommerso il Partito; fra cui Euro
168.755 verso propri dipendenti. )

II -   Articolo 1.3.1.  " Chiunque può iscriversi al Partito. L'iscrizione è annuale."
      
       ( Gli iscritti al Partito nel 2013 finora non superano le 1000 persone, tutte italiane                                 
       eccetto una ventina di stranieri quasi tutti europei.  L'età degli iscritti è avanzata:
       più della metà supera i 50 anni. )

III -  Articolo 2.2.1.  L'Assemblea dei Legislatori,  " l'insieme  degli  iscritti   che
       ricoprono o hanno ricoperto la carica di parlamentare o di legislatore, [ ...]in  una
         apposita riunione in margine al Congresso elegge al proprio interno 25 membri
        del Consiglio Generale."
        
        ( I 25 membri eleggibili dall'Assemblea dei Legislatori, secondo il sito Ufficiale
        del Partito, non pare che siano stati eletti: mancano dal Consiglio Generale, che
        risulta così dimezzato. )

IV -  Articolo 2.2.1. L'assemblea dei Legislatori è presieduta dal Presidente del
                                 Senato.
        Articolo  2.3.1. Il Consiglio Generale è presieduto dal Presidente del Senato.
        Articolo  2.5.1. Il Comitato di Coordinamento è presieduto dal Presidente del
                                  Senato.
        Articolo 2.9.1. Il Senato è presieduto dal Presidente del Senato.
        Articolo 2.9.1. Il Congresso è presieduto dal Presidente del Senato.
        
        ( Cinque Organi sono presieduti dalla stessa persona. )

V -  Articolo 2.9.1. "Per ciascuno dei soggetti costituenti il Prntt fanno parte del
       Senato le due persone che ricoprono le massime responsabilità interne e nei
       confronti di terzi. "
       
       ( Il Senato probabilmente dovrebbe essere composto da circa 16 membri, essendo
       otto i soggetti costituenti. Ciò che risulta dal sito radicale è che: - di qualche 
        soggetto non è dato conoscere segretario e tesoriere; - e i nomi dei senatori sono
        introvabili.
        Il Senato, a quanto pare, è composto da un Presidente e 3 Vice-presidenti.
        4 persone hanno eletto il loro Presidente. )


 VI - Articolo 2.9.3." E' soggetto costituente chi, dopo averne fatto richiesta al 
       Senato, che decide a maggioranza semplice, e averne ricevuto l'assenso 
       preventivo, inserisca nel proprio statuto la dizione "costituente il Prntt"."
         
          ( La Lista Pannella, con il sottinteso prolungamento di Radio Radicale, figura
          tra i simboli che costituiscono il Prntt.
          Immaginiamo che M. Pannella, rappresentante legale della sua lista, abbia fatto
          domanda al Senato - cioè a se stesso e ai tre vice-presidenti - e ne abbia
          ricevuto i vari assensi. )

VII - Articolo 2.6.1. " Il Presidente D'Onore vigila sull'osservanza dello Statuto..."
         
         ( Non vengono indicati gli strumenti con cui il Presidente potrebbe intervenire,
         nel caso riscontrasse irregolarità e disapplicazioni.

         Lo stesso Sergio Stanzani, attuale Presidente D'Onorein un allegato allo Statuto,
         "Considerazioni sulla Forma Statutaria del Partito Radicale", mette in luce sia la 
         sua storia travagliata [ dallo Statuto del 1967 al Primo Statuto del Prntt nel 
         1993 ], sia "il mantenimento dell'assetto presidenziale che richiama la soluzione
          ditttatoriale - prevista dall'antica repubblica di Roma di fronte a situazioni 
          eccezionali di straordinaria gravità -", commentando che "In realtà lo Statuto
          del 1993  non è mai stato possibile attuarlo integralmente".
          E sottolineando le difficoltà dell'autoriforma che il Congresso si è sempre
          promesso di tentare, senza riuscita, conclude auspicando "La stesura di un
          nuovo Statuto che non sia relativo ad una fase eccezionale nè transitoria...")

                           
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    Chi accetta questo Statuto è consapevole di avere accettato una "dittatura"?

   Dato che gli stranieri non si iscrivono quasi più, è logico dedurre che lo conoscono meglio degli Italiani?

   Chi sarà il "dittatore" che succederà a M. Pannella?


domenica 17 febbraio 2013

Lettera aperta al Senatore



Leggo sulla pagina facebook del Sen. Perduca che «aver deciso di non raccogliere le firme 'facilitando' la parte amministrativa ha avuto delle ripercussioni enormi sull'agibilita' politica dei radicali all'interno delle elezioni anti-democratiche, che sicuramente sara' ancora piu' pesa, di un peso tra lo psicologico e il politico, quando arrivanno i risultati elettorali da spalmare su tutta l'italia. pochi tavoli avrebbero cambiato radicalmente questo scenario».

È possibile che pochi tavoli avrebbero cambiato lo scenario in Italia ma quello che avrebbe veramente fatto la differenza sarebbe stata una decisione presa a tempo debito con la gente che poi avrebbe dovuto “fare” le cose (i militanti).

In tempi non sospetti a Verona si era presa (a maggioranza in una riunione – tutti, esclusa una compagna) la decisione di non raccogliere le firme su liste non decise democraticamente e con trasparenza, di non fare tavoli ma di agevolare con materiale e deleghe i compagni che avessero fatto individualmente scelte diverse e così si è fatto.

Le liste non sono arrivate in tempo? Non era e non è questo il punto. Al Congresso di Radicali Italiani chiunque ha parlato di partecipare a elezioni “antidemocratiche” ha rischiato il linciaggio.
Passa il tempo e Marco Pannella improvivisamente dice che, non avendo lui altri spazi  – povero! –, se non la conversazione settimanale con Bordin su Radio Radicale, proprio in quell'occasione dirà qualcosa ma...nulla arriva, anzi no, ecco un tweet – un tweet?! Oddio, come il Presidente del Venezuela...il tweet! –, Rosa nel Pugno! Wow! Che bello! Perché non ci abbiamo pensato prima? Perfino Bonino scatta in piedi e sembra proprio dica che è una bella idea. Ma ci siamo sbagliati. Stop! Contrordine: amnistia con tante personalità. Stop di nuovo, no le personalità no, non ci sono! Bonino che dice, è incazzata? Non si sa....e si potrebbe andare avanti!

Da quel momento, nonostante aperture e tentativi di dialogo, la scelta di Radicali Verona è stata ignorata da tutti fino a quando non si è preferito affiancarla a quella di Veneto Radicale (legittima scelta, ma in ogni caso diversa da quella di Radicali Verona) fino a farla confondere con essa. Mi viene il dubbio se sia legittimo avere una visione diversa all'interno della Galassia Radicale, senza esserne praticamente esclusi (o ignorati o tagliati fuori oppure delegittimati a volte offesi, sicuramente trattati con sufficienza), sono convinto che la decisione di non fare i tavoli sarà “pesa”, ma non sono affatto convinto che qualcuno all'interno della Dirigenza (entità poco definita a questo punto direi) andrà fino in fondo a chiedersi perché e, soprattutto, a discuterne apertamente (già un Comitato e una Direzione sono passati invano).

Ho scritto assieme a Leonardo J. Scandola che non mi iscriverò a Radicali Italiani, ma il nostro testo diceva che «la nostra decisione di non iscriverci a Radicali Italiani non è un atto di abbandono, non ci sono in noi né animo né intenzioni distruttive, bensì speriamo con questo nostro mancato rinnovo di portare l'attenzione su temi a nostro avviso centrali per la vita futura del partito e del patrimonio di idee che esso custodisce». Questa frase ha un senso, non ci si mette molto a leggerla. Voler parlare, discutere, provocare una discussione in casa radicale ha sempre avuto un valore.

Infine, Sen. Perduca, visto che la nostra militanza ha permesso un'amicizia su facebook, anche se non una conoscenza personale, mi permetto un piccolo appunto (e mi aspetto una bella articolata risposta, insomma un elegante “statti zitto ma chi sei”, da chi è più uso ad adoperare le parole di me; non mi interessa la polemica personale ma il modo si, eccome. I modi molto poco urbani di Pannella quando “elimina” un interlocutore poco gradito non mi sono mai piaciuti): un senatore o un deputato Radicale ha un dovere in più verso le persone che sostengono la sua azione politica ed è quello di rispettarle e “respirare” più di una volta prima di trattarle (anche se su un forum di facebook) con sufficienza come, spesso, fai tu.

Gli iscritti Radicali pagano duecento euro per partecipare e stare sull'autobus, spesso sono duecento euro guadagnati facendo i camerieri la sera, facendosi mancare cose magari importanti oppure non acquistando una cravatta o una giacca da fighetti: sono pochi gatti che, almeno, devono avere il diritto di scegliere se partecipare o no ad una azione politica, a una lista, a una raccolta firme.

In ogni caso, sia chiaro, non si discute il vostro operato dentro e fuori dal Parlamento, anzi, uno dei motivi della mia militanza in questi anni è proprio l'operato di Marco Perduca. I vostri “tabellini” sono fitti più di quelli di chiunque altro in Parlamento. Ci mancherebbe altro, siete Radicali!

Beh, la mia speranza è che siate proprio voi i primi a volere una sana discussione in casa Radicale invece di osteggiare, come spesso succede, con atteggiamenti discutibili, qualsiasi richiesta di chiarezza.

Stefano Gasparato  – Tesoriere dimissionario di Radicali Verona

martedì 5 febbraio 2013

DIMISSIONI DI ELISABETTA ZAMPARUTTI, PRESIDENTE ONORARIA DI "PARTE IN CAUSA": DICHIARAZIONE DELLA SEGRETARIA MARIA GIOVANNA DEVETAG

Comunico che a seguito di una nota in cui dichiaravo, a titolo strettamente personale, che non avrei votato per la Lista Amnistia Giustizia Libertà alle prossime elezioni politiche, l’On. Elisabetta Zamparutti ha ritenuto opportuno prendere le distanze da me e dall’Associazione Radicale “Parte in Causa” di cui sono segretaria, rassegnando le dimissioni da Presidente Onorario della medesima e accusando la sottoscritta di assumere posizioni illiberali.

Spiace constatare innanzitutto come l’associazione “Parte in Causa” venga coinvolta in maniera del tutto immotivata, avendo io specificato che parlavo a titolo personale, e spiace ancor di più constatare come per alcuni componenti dell’attuale dirigenza sembri non valere più la regola libertaria che ha sempre caratterizzato la galassia radicale: ovvero la libertà di ognuno di noi di compiere in totale autonomia e libertà di coscienza le proprie scelte elettorali.

Maria Giovanna Devetag
Segretaria di "Parte in Causa" - Associazione Radicale Antispecista

lunedì 4 febbraio 2013

Prepotente urgenza di rinnovamento in casa Radicale / Lettera aperta ai dirigenti e ai militanti radicali



Al Presidente del Comitato Nazionale
A Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani
A Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali Italiani
A Silvio Viale, Presidente di Radicali Italiani
A tutte le compagne e i compagni radicali

Care compagne e cari compagni,

abbiamo deciso di non rinnovare l'iscrizione a Radicali Italiani. Abbiamo volutamente scelto di scrivere e spedire questa lettera in seguito allo scadere del termine per la presentazione delle liste elettorali, non avendo alcuna intenzione di influenzare la raccolta firme di tutti quei compagni radicali impegnati sul territorio per garantire la presenza della Lista Amnistia, Giustizia, Libertà.

Vorremmo fosse fin d'ora chiaro che la nostra decisione di non iscriverci a Radicali Italiani non è un atto di abbandono, non ci sono in noi né animo né intenzioni distruttive, bensì speriamo con questo nostro mancato rinnovo di portare l'attenzione su temi a nostro avviso centrali per la vita futura del partito e del patrimonio di idee che esso custodisce.

Ci siamo avvicinati a questo movimento per motivi diversi, attirati dalle sue battaglie di libertà, spesso condotte in solitaria e nel silenzio dei media, volte a rendere l'Italia uno stato di diritto, in grado innanzitutto di rispettare le stesse regole che si è data, prima ancora che rispettare gli impegni internazionali che ha sottoscritto. Abbiamo condiviso e continuiamo a condividere le campagne contro il sistema partitocratico, per una riforma elettorale uninominale che possa mettere al centro la persona, che costringa i candidati ad esporsi anche su quegli argomenti scomodi che in Italia solo i Radicali hanno avuto il coraggio di portare avanti. Continuiamo a sentire la necessità di una vera riforma della giustizia, perché se non c'è giustizia non c'è diritto e se non ci sono i diritti, non c'è e mai ci potrà essere la libertà. Abbiamo auspicato anche per il nostro paese una svolta in senso liberale, un mercato del lavoro in grado di far emergere i più meritevoli, un sistema di ammortizzatori sociali universale, un'università di eccellenza che attragga studenti da tutto il mondo, più diritti ai cittadini-consumatori e meno alle corporazioni, che siano queste di notai, farmacisti, avvocati o tassisti. Potremmo andare avanti a lungo, finiremmo a ritrovarci d'accordo su tutto, o quasi.

Ciò che non condividiamo però è la gestione di questo movimento, sempre più distante dai suoi iscritti, sempre più sorda alle proposte che ne vorrebbero un cambiamento. Una gestione macchinosa, artificiosa, per alcuni versi volutamente incapibile. Una galassia radicale che assomiglia sempre più ad un buco nero, divisa in numerose sigle, che ci rendono sempre più irriconoscibili ai cittadini, in particolar modo al momento del voto. Su questo credo si debba fare chiarezza, siamo o non siamo un partito? A nostro avviso inutile sarebbe negarlo, avremo certo le nostre peculiarità, il principio della doppia tessera su tutti, ma non possiamo certo negare che i Radicali siano un soggetto elettorale riconosciuto e rispettato a livello nazionale e non solo.

Dal 2009 abbiamo dovuto assistere all'uscita dei radicali dal parlamento europeo dopo una presenza
trentennale, la sconfitta alle regionali e ora ci prepariamo a vedere anche l'esclusione dal parlamento
nazionale. Di spiegazioni a questi insuccessi ne abbiamo sentite di ogni tipo, quasi sempre il riferimento è stato al regime partitocratico. Sciocco sarebbe negare che il sistema italiano rende tremendamente duro operare in un contesto di illegalità così diffusa come quella in cui viviamo, ma una cosa sorprende: non abbiamo mai sentito un singolo dirigente radicale assumersi la responsabilità di un insuccesso politico-elettorale.

A dire il vero, non sapremmo neanche bene da chi aspettarci una tale presa di responsabilità.
Diciamo ciò perché non ci è ben chiaro chi sia realmente il responsabile della linea politica di questa movimento inteso in senso lato. Una cosa però è certa, le nostre istanze, le nostre campagne, i risultato ottenuti in questi anni vittorie hanno dimostrato che c'è spazio, ma soprattutto bisogno dei radicali. Serve però un progetto, qualcosa di duraturo in grado di porsi ai cittadini come punto di riferimento per coloro che auspicano come noi lo smantellamento dell'illegalità italiana. Per fare ciò bisogna innanzitutto iniziare a fare chiarezza a "casa nostra". Poniamo quindi fine una volta per tutte all'insensata divisione tra il movimento politico, Radicali Italiani, e il soggetto elettorale, la Lista Pannella. E' intollerabile che quest'ultima rappresenti il soggetto elettorale di tutti i Radicali, una lista antidemocratica perché non se ne conoscono i soci e i rappresentanti, una lista che incassa il finanziamento pubblico, ma che non rende trasparente l'ammontare di tali somme e il come vengano poi effettivamente spese.

Occorre un movimento stabile e facilmente identificabile ai cittadini, un movimento che sia
realmente in grado di "assicurare la libertà" (così scrive Radicali italiani nelle sue lettere volte a raccogliere l'autofinanziamento) di coloro che si iscrivono al movimento. Iscriversi oggi a Radicali Italiani nella speranza di vedere la propria libertà garantita alla quota di 200 euro è un non senso, per il semplice fatto che Radicali Italiani è un movimento politico che rinuncia per statuto ad andare ad elezioni, come dovrebbe fare il suddetto ad incidere in un qualunque modo all'interno della politica italiana?

Luigi Einaudi diceva di non temere le lotte e le discussioni, bensì l'ignava concordia e l'unanimità dei consensi. Da militanti ci ha spaventato il lungo silenzio della dirigenza radicale durante questo interminabile e imperscrutabile processo di formazione della Lista di scopo Amnistia, Giustizia, Libertà. Ricordiamo lo stupore con il quale il tema elettorale venne trattato durante il nostro ultimo congresso, si disse che non c'erano i mezzi, le risorse, le condizioni per anche solo ipotizzare di candidarci. Nel giro di poche settimane si è passati dalla scelta di non candidarci, a quella di candidarci con la Rosa nel Pugno, all'appello alle personalità per delle liste di scopo non radicali, fino ad arrivare a delle liste di scopo senza personalità ma con dei radicali graditi. Diciamo graditi senza la minima volontà di offendere tutti coloro che fanno parte delle liste che si presenteranno alle prossime elezioni, ma va riconosciuto che coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare questo processo decisionale sono stati di fatto tagliati fuori da ogni consultazione in vista delle elezioni.

E' successo a Verona dove è bastato che il segretario, Leonardo Johnson Scandola, annunciasse pubblicamente lasua personale volontà di non partecipare alla raccolta firme per escludere di fatto l'associazione veronese dall'appuntamento elettorale.

E' successo ai compagni di Veneto Radicale che, attraverso il Segretario Bruno Martellone, hanno
chiesto spiegazioni per l'estremo ritardo con il quale le liste sono state compilate, chiedendo la convocazione di un comitato straordinario che desse un briciolo di possibilità di partecipazione agli iscritti radicali.

Al loro posto le candidature un po' improvvisate di coloro che, seppur non radicali, potevano però tornare utili nel processo di raccolta firme. Nessuna risposta è mai arrivata, né a loro né e a tutti gli altri che su internet, nei vari social network, nelle mailing list hanno preteso di capire, di sapere, che magari si sono pure permessi di criticare. Nessun tentativo di capire, di risolvere, di trovare una via condivisa. Si è scansato il problema, nella convinzione che i "radicali storici", quelli che sono sempre d'accordo, avrebbero dimostrato che la macchina funziona ancora. Per un movimento che si definisce innanzitutto nonviolento, consideriamo questa gestione non solo dannosa perché escludendo il dialogo incentiva (a detta stessa dei suoi dirigenti) ad abbandonare il movimento, ma anche contraddittoria perché il silenzio, la censura, l'esclusione sono tipici strumenti di violenza e chi guida questo movimento da radicale dovrebbe saperlo bene.

Parlare di scissione o divisioni non ha oggi alcun senso, non è certo spezzettandoci che troveremo la quadratura del cerchio. All'interno di questo movimento convivono personalità che hanno contribuito ad innovare e cambiare la storia di questo paese e non solo, separarci da esse sarebbe un gesto di pura follia. Tuttavia, proprio perché riteniamo la nonviolenza il criterio di fondo per la ricerca della Verità, invitiamo questo movimento a rinascere, affidandosi innanzitutto alla partecipazione, al dialogo, alla condivisione delle scelte e dei progetti. Gandhi suggeriva di "essere il cambiamento che si vuol vedere nel mondo", il nostro Segretario Demba Traoré, durante la sua visita al Comitato Nazionale ci chiese un esame di coscienza: ci chiese se secondo noi apparissimo ancora, agli occhi dei cittadini, come portatori di Verità. Oggi vorremmo invitare voi tutti a rifletterci.

Speriamo che avrete il coraggio di accettare questa sfida oggi e di non voler scelleratamente attendere il giorno in cui non ci sarà più quel qualcuno a mantenerci uniti. Quel giorno dovremo farci trovare pronti, progettare oggi per il domani rappresenterebbe un atto di responsabilità, verso chi c'è stato, verso chi c'è ancora ma soprattutto per chi non c'è mai stato.

Un caloroso abbraccio,
A presto

Leonardo Johnson Scandola – Segretario dimissionario di Radicali Verona
Stefano Gasparato – Tesoriere dimissionario di Radicali Verona