venerdì 30 ottobre 2015

Eppure non ci sarò...

Nelle scorse settimane ho annunciato la mia candidatura, ho lanciato una raccolta fondi simbolica per una “campagna elettorale all'americana”, ho cercato di animare il dibattito precongressuale con una serie di proposte di riforma del nostro movimento e mi sono confrontato con molte e molti di voi. Ho fatto tutto questo con entusiasmo eppure al Congresso non ci sarò.

No, non è uno scherzo e non vi sto prendendo in giro. Sono un iscritto, un militante, un dirigente e un candidato fantasma. Uno di quelli che vorrebbero partecipare, ma che per qualche motivo –quale non ha importanza – non potranno essere presenti. Sono uno di quelli che soffrono per il fatto di non poter partecipare e che soffrono ancora di più sapendo che lo Statuto del movimento prevede l'esercizio dei diritti delle iscritte e degli iscritti in via telematica, ma che proprio noi – campioni della legalità e del diritto – abbiamo deciso che non è una nostra priorità adottare un regolamento che renda effettivo il diritto di partecipazione previsto dallo Statuto.

Sono uno di quei compagni che fanno politica ogni giorno, raccogliendo firme, facendo sottoscrivere appelli, organizzando banchetti, venendo a Roma più volte all'anno per le riunioni del Comitato e dedicando ogni minuto possibile alla militanza radicale. Nonostante questo non ci sarò, non sarò presente di persona e proprio per questo non mi sarà riconosciuto il diritto a partecipare.

So come molti di noi la pensano, so che molti di noi sono convinti che “se una persona ad una cosa ci tiene, allora la fa”, eppure non è sempre così, ci sono situazioni che non ci permettono di fare quello che vorremmo e non ci si può fare nulla.

E allora non mi resta che ascoltarvi su Radio Radicale, non mi resta che commentare sui social network i vostri interventi e pensare a cosa avrei voluto dire, a quali documenti avrei presentato, a quali mozioni sarei stato favorevole e a quali contrario. Insomma, non mi resta che pensare a tutte quelle cose che avrei tanto voluto fare ma che grazie alla nostra ottusità non potrò fare.

Mancare all'appuntamento congressuale, per un radicale, non è cosa da poco. Il Congresso non solo è il momento fondante dell'anno politico radicale, il momento di discussione ed elaborazione politica, durante il quale le iscritte e gli iscritti sono chiamati ad individuare le priorità del movimento, ma è anche un momento conviviale, un appuntamento fisso con amiche e amici che non ci capita di vedere spesso.

Quante compagne e compagni si trovano nella mia situazione? A quante voci rinunciamo solo perché alcuni di noi ritengono che essere presenti di persona sia “più bello”? Di quante idee e proposte ci priviamo, non “ascoltando” il nostro Statuto? Penso che queste domande dovrebbero farci riflettere.

Con la certezza che sarà proprio il XIV Congresso di Radicali Italiani a prendere i provvedimenti necessari per far sì che il movimento non debba mai più rinunciare ai contributi di nessuno di noi, non mi resta che augurarvi buon lavoro e ringraziare tutte le compagne e i compagni che hanno espresso apprezzamento per la mia candidatura e interesse per le mie proposte.


Note a margine:

  1. Ho ascoltato con piacere la relazione della segretaria e credo che Rita Bernardini abbia ragione, dobbiamo volare alto e puntare all'impossibile, questo è l'unica ragione di vita del nostro movimento. Allo stesso tempo penso però che la partitocrazia, vero e proprio cancro antidemocratico, debba essere combattuta su tutti i fronti e ad ogni livello: intervenire laddove legalità e diritto vengono colpiti, non significa farsi dettare l'agenda politica della partitocrazia, ma è un doveroso tentativo di arginare lo sfascio della democrazia, con ogni mezzo a nostra disposizione.
  2. Ho invitato più volte Riccardo Magi a esprimersi sulle mie proposte, ma non ho mai avuto risposta. Invito quindi chiunque le condivida, a sottoporle a Riccardo e a chiunque altro si candiderà alla guida del movimento, o di farsi carico di presentarle al Congresso nelle modalità che più riterrà opportune.
  3. I contributi che mi sono stati inviati a sostegno delle mie proposte, saranno naturalmente restituiti.

mercoledì 28 ottobre 2015

Per il nostro “autobus” è arrivata l'ora della revisione

Il XIV Congresso di Radicali Italiani è alle porte e mi fa piacere che alcuni di noi abbiano deciso di far sentire la propria voce, dando vita ad uno stimolante dibattito precongressuale che ci consentirà di arrivare al Congresso più preparati. Ringrazio tutte le compagne e i compagni che in questi giorni hanno condiviso le loro idee e invito chi ancora non lo avesse fatto a farlo nelle prossime ore, perché mi farebbe piacere sentire la voce proprio di quei compagni che raramente prendono la parola.

Da oltre un mese ho annunciato la mia candidatura alla segreteria di Radicali Italiani e, a partire da 7 proposte per una riforma radicale della “casa” radicale, ho provato a stimolare il dibattito, rilanciando – dopo l'esperienza del 2013 – la piattaforma Rilancio Radicale. Mi ha fatto molto piacere che anche Riccardo Magi – compagno che stimo e che io stesso ho indicato parecchi mesi fa come candidato ideale alla guida del movimento – abbia annunciato con anticipo la sua candidatura e da subito l'ho invitato ad esprimersi sulle mie 7 proposte. Purtroppo non ho ancora avuto risposta, ma aspetto fiducioso, sicuro che Riccardo non si sottrarrà al confronto.

Il Congresso è il momento fondante dell'anno politico radicale, un momento di discussione ed elaborazione politica, durante il quale le iscritte e gli iscritti sono chiamati ad individuare le priorità del movimento. È difficile non notare però che negli ultimi anni le mozioni generali votate dal Congresso, sono rimaste – vuoi per mancanza di mezzi, vuoi per dichiarata volontà dei dirigenti – lettera morta. Per queste ragioni mi ha lasciato molto perplesso il fatto che la questione interna non sia stata affrontata né da Riccardo Magi, né dai chi è intervenuto su sfidaradicale.it.

Radicali Italiani ha bisogno di una messa a punto. In realtà è l'intera Galassia Radicale ad averne bisogno, ma noi – in sede di congresso – solo sul destino di Radicali Italiani abbiamo il diritto di intervenire ed è naturale che sia così. Mi si dirà che sono fissato e che le urgenze del Paese e dell'Europa sono ben altre. Non ne dubito e, proprio perché riconosco che la politica ha bisogno di noi, ritengo necessario che Radicali Italiani torni ad essere uno strumento all'altezza delle nostre battaglie.

Non possiamo ignorare la debolezza del movimento, non possiamo far finta che le tante iniziative nate in sede locale o organizzate da compagni più o meno noti, ci sarebbero state anche se il movimento non fosse esistito. Non dobbiamo nasconderci dietro ad un dito, negli ultimi anni Radicali Italiani non ha potuto che limitarsi a “sostenere” – termine che abbiamo letto più volte nelle mozioni presentante dalla segretaria – le ottime iniziative organizzate dalle associazioni territoriali oppure le battaglie intavolate da singoli compagni, talvolta a titolo personale, talvolta a nome del Partito.

Come pretendere di raggiungere i nostri obiettivi a bordo di un autobus sgangherato che volontariamente decidiamo di non far revisionare? Circoliamo con il libretto scaduto, con la lancetta del carburante sempre in riserva e con autisti senza patente.

Ho letto con interesse tutti gli interventi pubblicati su sfidaradicale.it e mi trovo fondamentalmente d'accordo con le analisi e le proposte suggerite dalle compagne e dai compagni che sono intervenuti. I contenuti non ci mancano e l'analisi radicale – anti ideologica, trasversalmente spietata con ogni nucleo di potere partitocratico – ci consegna gli strumenti necessari per sciogliere i nodi di sempre, quei nodi che tutti gli altri non vogliono, non sanno e non possono sciogliere.

La forza delle nostre proposte, ci spinge però ad illuderci che parlarne tra noi dei grandi temi della politica nazionale, europea e mondiale significhi già “fare politica” e forse in un certo senso è così, esattamente come forse è vero che “in un certo senso” un ragazzino che gioca al fantacalcio è un allenatore. Rischiamo insomma che le campagne politiche che dovrebbero conseguire dalle ottime analisi che elaboriamo con serietà è competenza, non vedano mai la luce. Non ha senso organizzare e programmare nei dettagli un viaggio, se il motore del nostro mezzo di trasporto è bruciato e ci rifiutiamo di portarlo dal meccanico. Ecco perché ritengo che affrontare e risolvere la “questione interna” debba essere una nostra priorità e prima di prendere in mano la cartina e sottolineare le località che ritengo degne di essere visitate, preferisco prendere in mano la chiave inglese e tentare di riparare il motore.

Più volte negli ultimi mesi ho affrontato l'argomento e sono sempre più convinto che senza una presa di posizione netta di Radicali Italiani – soggetto vivo, luogo di discussione e confronto – rispetto al degrado della Galassia Radicale, non faremo un passo in avanti.

Sono lodevoli le proposte di Valerio Federico (bilancio consolidato dell'area; apertura della Lista Pannella ai soggetti costituenti; riforma del "pacchetto"; criteri di partecipazione al processo decisionale d'area; proposte di trasparenza) e personalmente le condivido, ma per attuarle non è sufficiente la volontà del nostro tesoriere uscente. Radicali Italiani si confronta – in sede di Senato del Partito – con rappresentanti di associazioni costituenti che di fatto non esistono e che hanno però uguale voce in capitolo rispetto a chi rappresenta un movimento vivo e attivo. È un po' come chiedere ad un bullo di smettere di picchiare i compagni di scuola – è una buona richiesta, ma se non viene accolta, non possiamo stare a guardare, sorridendogli e strizzandogli l'occhio.

Per questo la prima – e quella che mi sta più a cuore – tra le mie proposte è l'autosospensione di Radicali Italiani dalla Galassia Radicale, dal “pacchetto” di iscrizioni e dall'utilizzo della sede di Torre Argentina, fino a quando il Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale non rientrerà nella legalità statutaria. L'iniziativa non vuole essere un “divorzio” dalla Galassia, ma uno stimolo perché il Partito e le altre organizzazioni costituenti si attivino per creare le condizioni politiche ed economiche per convocare il congresso del Partito.

È una forma di resistenza nonviolenta, l'unica arma a disposizione del movimento per aiutare il Partito (e le organizzazioni costituenti) a rientrare nella legalità statutaria. È una presa di posizione netta e forte, che comporterà per Radicali Italiani un notevole sforzo, ma allo stesso tempo la consapevolezza di non essere stati a guardare, di non aver strizzato l'occhio a chi – magari in buona fede – ha preso in giro chi – ancor più in buona fede – si è iscritto ad un Partito che non esiste.

Tutte le mie proposte (che si possono leggere nel dettaglio su www.rilancioradicale.net) vanno nella direzione di valorizzare le associazioni e consentire alle iscritte e agli iscritti di far sentire la propria voce e incidere sulle scelte del movimento, gettando le basi per far sì che Radicali Italiani diventi un network di associazioni locali e tematiche che, condividendo le migliori esperienze e competenze, favoriscano il diffondersi di iniziative ‪radicali‬ in tutto il Paese. Questo è quello che mi sento di offrire a Radicali Italiani e a partire da questa analisi confermo la mia candidatura alla segreteria del movimento.

Ci vediamo al Congresso!

venerdì 23 ottobre 2015

Dalle parole ai fatti: "vi chiedo un contributo per rilanciare Radicali Italiani"


Ancora una volta ho deciso di “metterci la faccia” e sono convinto che le mie 7 proposte per una radicale riforma della “casa” radicale, siano un'ottima base di partenza per rilanciare Radicali Italiani.

A parole, molte compagne e molti compagni hanno espresso apprezzamento per la mia iniziativa, troppe volte però mi sono trovato di fronte a persone che esprimevano disagio rispetto alla gestione della nostra organizzazione, analizzavano nel dettaglio le criticità e ipotizzavano soluzioni ma che poi, in sede di congresso, preferivano abbassare la testa, cercando le soluzioni di compromesso che tutti conosciamo e che hanno ingessato il movimento.

Per queste ragioni, questa volta, voglio fare “l'americano” e sondare l'interesse che le mie proposte suscitano in casa radicale, lanciando una raccolta fondi e invitando chiunque consideri quantomeno degne di essere prese in considerazione le mie proposte, a dare un segnale concreto di apprezzamento, inviando un piccolo contributo, finalizzato a sostenere la "campagna elettorale", che purtroppo nel nostro caso si riduce al presentare le proposte al Congresso.

Se almeno 50 compagne e compagni invieranno un contributo, formalizzerò la mia candidatura in Congresso e insieme proveremo a ripartire.



Intervento di Mattia Da Re al Comitato Nazionale di Radicali Italiani (18/10/2015)


Buongiorno a tutte e a tutti,

ho preso atto del fatto che la segretaria ha ritenuto opportuno non seguire, per tutto l'anno, le indicazioni della mozione generale e occuparsi di altro – tutte cose degne di nota, ma comunque non deliberate dal congresso – e ha chiuso in bellezza, attuando lei sì una transizione, ovvero quella dall'“Amnistia per la Repubblica” alla “transizione verso lo Stato di Diritto attraverso l’affermazione del diritto umano alla conoscenza, contro la ragion di Stato”: altra battaglia che ritengo fondamentale ma che, ancora una volta, è stata partorita dalla mente di pochi e per sua natura è una battaglia volta non tanto a “convincere i cittadini”, ma piuttosto a “convincere le istituzioni”, attraverso l’attività di lobbying a livello nazionale e transnazionale, che è propria delle ONG.

Ong che possono operare o mobilitando numeri importanti di persone e facendo pesare sulle istituzioni la loro capacità di orientare le masse, oppure attraverso il contatto diretto e la persuasione di personalità politiche di rilievo, che è quello che fanno i nostri compagni che si occupano di queste battaglie: bastano insomma poche persone, ecco perché riusciamo a intavolare iniziative pur essendo il Partito di fatto congelato. A questo punto però ci possiamo chiedere a cosa serve Radicali Italiani.

Sergio D'Elia ieri ha sostenuto che Rita Bernardini ha svolto il suo ruolo nel più libertario dei modi e che ognuno ha così potuto fare quello che riteneva più opportuno e non ha avuto l'obbligo di seguire le indicazioni del movimento. Ma questo vale a prescindere, l'iscritto infatti non ha obblighi se non quello di versare la quota e fare sempre quello che ritiene opportuno. Mi pare che lo Statuto dica altro invece per il segretario: cito lo Statuto all'articolo 7 , "Egli (il segretario) adotta i provvedimenti e le iniziative necessarie per conseguire le finalità e gli obiettivi del Movimento, e ne assicura il buon andamento." Quali sono le finalità? All'articolo 3 troviamo scritto che"stabilisce (il congresso degli iscritti) gli orientamenti e l’indirizzo politico annuale del Movimento". Tradotto, significa che il segretario ha il dovere di adottare le iniziative necessarie a conseguire gli obiettivi della mozione generale. A questo punto poteva non candidarsi alla segreteria, fare quello che voleva e lasciare la guida del movimento a qualcuno che volesse costruire qualcosa INSIEME alle iscritte e agli iscritti.

Certo, ogni compagno si può atttivare “nel suo piccolo” e raggiungere le istituzioni a vari livelli, secondo la propria capacità e area di azione, ed è quello che effettivamente ho provato a fare con la questione amnistia, con alcuni giorni di sciopero della fame e contattando personalmente tutti e 98 i sindaci della provincia di Verona, chiedendo loro di sottoscrivere l'appello dello scorso natale. Nei giornali locali sono uscite poche righe sulla questione, ma nessun sindaco si sentito in dovere di rispondere, nemmeno quelli che conosco di persona. Perché? Ovvio, perché senza un movimento alle spalle, il militante sconosciuto rappresenta solo se stesso.

Per quanto riguarda quello che possiamo fare, mi pare che gli strumenti che abbiamo a disposizione siano per ovvie ragioni limitati, ci sono i referendum a livello nazionale (con la difficoltà oggettiva della raccolta firme), ci sono le proposte di legge di iniziativa popolare (probabilmente più alla portata per quanto riguarda il numero di firme necessarie) e poi l'attivazione degli strumenti di partecipazione popolare a livello locale, dove abbiamo almeno in alcune città – penso ovviamente a Roma, Napoli e Milano, dove mi sono trasferito da poco – le forze di intavolare qualche iniziativa. Mi sembra che occuparsi di argomenti come la questione delle città metropolitane, piuttosto che della riforma costituzionale o dei referendum sulle trivellazioni, non voglia dire farsi dettare l'agenda politica dalla partitocrazia, ma piuttosto cercare di intervenire, con i pochi mezzi che abbiamo, per arginare lo sfascio di legalità e di diritti prodotto dal regime.

Tutti questi strumenti sono propri di un movimento che vive di iscrizioni e militanza, sono gli strumenti propri – insieme all'eventuale candidatura – di un soggetto politico.

Torno a far notare una cosa, sul territorio, sia a Roma che a Milano, con chi siamo riusciti a collaborare per le iniziative per esempio sui rom, sulla cannabis terapeutica, sul testamento biologico e eutanasia? Chi invece ha voluto la riforma del Senato di cui tanto i parla? Chi ha voluto le trivellazioni in mare? Chi non ha voluto l'elezione diretta del consiglio delle città metropolitane? Chi ha trasformato le province in enti di secondo livello? Chi non calendarizza la discussione sul finevita? Chi rimanda la questione delle unioni omosessuali?

Se qualcosa si sta muovendo a sinistra del PD – dove so che molti di noi sono convinti ci siano solo “conservatori” – dovremmo pensare che proprio in quell'area – che come noi è espulsa dalle istituzioni e subisce la massima censura (con i referendum di Civati) – potrebbe essere utile una contaminazione liberale. Del resto nasciamo come sinistra liberale, ci rifacciamo ai maestri del socialismo liberale e del liberalsocialismo. Anche libersiti, sì – in quadro di regole certe che vadano a garantire la concorrenza, non a cancellarla in favore di pochi, come le politiche dell'attuale Governo. Sui referendum di Possibile, che colpivano per esempio il Jobs Act, vorrei dire una cosa, va bene la libertà degli imprenditori, va bene la cancellazione dell'articolo 18, ma in un quadro di welfare universale, non in un contesto che rende di fatto ricattabili intere generazioni. Dovremmo probabilmente approfondire la questione, mi sembra che siamo diventi un po' gli avvocati d'ufficio del termine “liberismo” e difendiamo pure tutto ciò che viene etichettato come “liberista” pur non essendolo.

Tornando a noi, Marco Beltrandi, nel suo intervento, banalizza LiquidFeedback, ma è qualcosa che va sperimentato. Certo non è la soluzione ad ogni problema, perché è uno strumento, non è un obiettivo, è uno strumento che ci può aiutare a raggiungere gli obiettivi. E' come le riunioni di mezzogiorno, ma a tutte le ore e aperto a chiunque, con costi limitati. Più teste pensanti che elaborano proposte e arrivano ad una sintesi senza prevaricazioni.

Questione congresso e candidature. Qualche mese fa, durante una lunga chiacchierata con il mio amico Leonardo Johnson Scandola, pensando a chi avrebbe potuto tentare di rilanciare Radicali Italiani, indicai Riccardo Magi, riconoscendo il grande e non facile lavoro che stava facendo come consigliere comunale a Roma. Sono quindi felice che Riccardo abbia annunciato con anticipo la sua candidatura alla segreteria del movimento, promuovendo un dibattito precongressuale aperto all'ascolto delle istanze degli iscritti e dei militanti e spero che vorrà e potrà fare sue alcune delle riforme organizzative che ho presentato in questi giorni e che ritengo indispensabili al fine di rivitalizzare il movimento.

Una riforma radicale della "casa" ‪radicale è per me - e per le compagne e i compagni che hanno espresso apprezzamento per le mie proposte - irrinunciabile. Negli anni abbiamo assistito più volte a qualche mezzo scontro, risoltosi con soluzioni di compromesso che hanno impedito a Radicali Italiani di essere uno strumento all'altezza delle nostre sfide. Ricordo con dispiacere la conclusione del congresso dello scorso anno e, non volendo rischiare di rivedere lo stesso film, confermo la mia candidatura alla segreteria.


XIV Congresso di Radicali Italiani. Una risposta a Rita Bernardini

La lettera di convocazione del XIV Congresso di Radicali Italiani firmata da Rita Bernardini, è una ulteriore conferma dell’intenzione di non voler cambiare rotta rispetto agli ultimi anni. Ancora una volta si propone un congresso monotematico, cucito su misura attorno all’attuale personalissima intuizione/fissazione di Marco Pannella: la “transizione verso lo Stato di Diritto attraverso l’affermazione del diritto umano alla conoscenza, contro la ragion di Stato”. Ancora una volta viene meno il senso stesso del movimento e del nostro “stare insieme”, ovvero la condivisione e il confronto necessari per individuare obiettivi comuni ed elaborare le strategie per raggiungerli.
La segretaria propone “che l’obiettivo del XIV Congresso sia quello di sostenere all’Onu – con un nostro diretto, forte impegno e adeguate lotte” la battaglia di Pannella e prosegue sostenendo che “dobbiamo sempre più ora, attraverso le nostre articolazioni territoriali e tematiche e lottando contro la disinformazione del sistema, far sì che la battaglia divenga obiettivo conosciuto, capito e condiviso dai cittadini”. Ancora una volta quindi i militanti, ridotti a spettatori/finanziatori, possono al massimo divenire megafono di una battaglia calata dall’alto, partorita dalla mente di un pugno di persone e sulla quale non hanno la minima possibilità di incidere con la propria azione.
Sia chiaro, l’iniziativa è di per sé condivisibile e apprezzabile, ma è una battaglia che può essere portata avanti con l’azione politica tipica delle ONG e non dei movimenti politici che vivono di iscrizioni e militanza. Il Partito Radicale, divenendo ONG, ha da anni abbandonato l’intento di “convincere i cittadini” e si è posto come obiettivo quello di “convincere le istituzioni”, attraverso l’attività di lobbying a livello nazionale e transnazionale. Chi ritiene fondamentale la “ transizione verso lo Stato di Diritto attraverso l’affermazione del diritto umano alla conoscenza, contro la ragion di Stato”, dovrebbe attivarsi per far sì che si convochi il congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, che tra i soggetti della Galassia Radicale è lo “strumento” più adatto per portare avanti iniziative come questa.
Naturalmente anche i soggetti costituenti possono – ed è auspicabile che lo facciano – sostenere le battaglie del Partito Radicale e fare il possibile per farle conoscere alla cittadinanza, ma questa non è la loro ragion d’essere. Fermo restando che in questo caso non si tratta di una battaglia del Partito, ma di una iniziativa personale di Pannella e pochi altri, potreste mai immaginare un congresso dell’Associazione Coscioni o di Certi Diritti incentrato unicamente sul sostegno ad una iniziativa del Partito Radicale?! La risposta è ovviamente “no” e questo perché quei soggetti hanno democraticamente individuato degli obiettivi e fanno il possibile per perseguirli e questo deve fare anche Radicali Italiani.
La segretaria ammette che “siamo al minimo della nostra rappresentanza istituzionale e allo stremo delle nostre possibilità economiche”, ma non propone nulla per superare le difficoltà e rilanciare il movimento. Sembra quasi che la situazione di Radicali Italiani non la preoccupi ed effettivamente è così, perché non sono la condivisione e il confronto quello che interessa ad alcuni dei nostri dirigenti, che vedono anzi il movimento come un possibile intralcio alle loro iniziative/intuizioni personali. Il movimento che spero di poter costruire proprio a partire dal Congresso, è ben altra cosa.

giovedì 22 ottobre 2015

7 PROPOSTE PER UNA RIFORMA RADICALE DELLA “CASA” RADICALE


1. Autosospensione di Radicali Italiani dalla Galassia Radicale, dal “pacchetto” di iscrizioni e dall’utilizzo della sede di Torre Argentina, fino a quando il Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale non rientrerà nella legalità statutaria. L’iniziativa non vuole essere un “divorzio” dalla Galassia, ma uno stimolo perché il Partito e le altre organizzazioni costituenti si attivino per creare le condizioni politiche ed economiche per convocare il congresso del Partito.
2. Solo sfruttando gli strumenti che la tecnologia mette a nostra disposizione onoriamo pienamente il significato attuale della parola “partecipazione”.Elettorato attivo e passivo, presentazione di documenti, interventi in sede di congresso, comitato e direzione dovranno essere garantiti anche online. Garantire la partecipazione online, significa anche consentire a tutte e tutti noi di sostenere meno spese e avere quindi più risorse da dedicare all’attività politica.
3. Creazione di una piattaforma LiquidFeedback aperta a tutte le iscritte e gli iscritti a Radicali Italiani e alle associazioni territoriali e tematiche di Radicali Italiani. La nostra sede virtuale, un vero e proprio “congresso permanente”, luogo di elaborazione collettiva e continua di proposte e iniziative.
4. Abbassamento drastico della quota di iscrizione a Radicali Italiani, perché un movimento radicale non deve e non può essere un movimento elitario, ma un movimento aperto non solo formalmente a chiunque. Se è vero che la partitocrazia nega libertà, diritti e conoscenza, è difficile immaginare che i cittadini e le cittadine possano sviluppare una sensibilità tale da comprendere l’importanza di finanziare con una somma ingente di denaro chi porta avanti battaglie politiche e sociali che non hanno potuto mai conoscere. Del resto il Partito Radicale prevede iscrizione a quota zero per chi vive in Paesi in cui le libertà e i diritti civili e politici non sono garantiti. Oltre quindi a una questione prettamente economica, c’è una motivazione eminentemente politica per abbassare sensibilmente la quota e consentire a tante e tanti di iscriversi e maturare quella sensibilità che noi abbiamo maturato in anni di costante impegno e attività politica. Nulla vieterà, a chi vorrà e potrà, di contribuire versando somme più alte.
5. Le associazioni territoriali e tematiche di Radicali Italiani sono oggi il vero motore del movimento, grazie alla loro capacità di declinare localmente le battaglie nazionali e transnazionali del movimento. Le associazioni riescono inoltre, con la presenza sul territorio, a raggiungere la cittadinanza, tamponando almeno in parte i danni prodotti in termini di conoscenza dai media di regime. Per questo è necessario dar loro maggior voce all’interno del movimento e assicurare loro maggiori risorse. Per essere riconosciute da Radicali Italiani, le associazioni (oltre ad avere Segretario e Tesoriere iscritti a RI) dovranno prevedere una quota associativa non inferiore a 50 euro e potranno essere rappresentate nel Comitato Nazionale le associazioni con almeno 25 iscritti (non necessariamente iscritti a Radicali Italiani). Tutte le iscritte e gli iscritti alle associazioni avranno accesso alla piattaforma LiquidFeedback del movimento.
6. La Direzione sarà formata da 10 persone, nominate contestualmente all’elezione del segretario e del tesoriere – che indicheranno al momento della candidatura 5 nomi a testa. Eventuali membri di Direzione dimissionari, saranno sostituiti dai membri del Comitato Nazionale che hanno ricevuto più voti.
7. Presentazione alle elezioni: Radicali Italiani si riserverà il diritto di presentarsi con il proprio o con altri simboli, o di non presentarsi per nulla, in base alle condizioni politiche e alle valutazioni che le iscritte e gli iscritti faranno di volta in volta. Radicali Italiani valuterà inoltre, caso per caso, l’opportunità di sostenere formalmente le candidature di iscritte e iscritti in altre liste.
A partire da questi punti vi chiedo di darmi fiducia in congresso, sostenendo la modifica complessiva dello statuto che presenterò e affidandomi la guida del movimento per il prossimo anno politico. Vi chiedo di darmi fiducia perché è meglio un salto nel buio – che potrebbe portare a qualche piacevole novità – che proseguire sulla strada che ha portato il movimento a un passo dalla chiusura. Non vi posso assicurare grandi risultati, ma posso promettervi che, insieme, faremo il possibile per ottenerli.

Perché mi candido alla Segreteria di Radicali Italiani

Cara compagna, caro compagno,
sono passati poco più di sei anni da quando ho iniziato ad orbitare nella Galassia Radicale e, con entusiasmo, ho dato vita con un pugno di amiche e amici ad una associazione locale nella mia città, Verona. L’entusiasmo non è passato nemmeno quando, dopo poco, mi sono reso conto delle molte – quelle che tutti conosciamo! – note stonate che assiduamente iscritti e militanti sono costretti ad ascoltare. L’entusiasmo non è passato nemmeno quando le mie compagne e i miei compagni veronesi, delusi dagli atteggiamenti dei dirigenti, hanno deciso di allontanarsi e l’associazione che ho contribuito a fondare ha chiuso i battenti. Non mi sono mai perso d’animo, non ho mai smesso di elaborare proposte che andassero nella direzione di un rinnovamento della nostra organizzazione. Sono passati anni e nulla è cambiato, il tempo in casa radicale sembra non passare mai.
Soffro per l’ostinazione che tante e tanti di noi hanno mostrato e mostrano, non volendo nemmeno sentir parlare di possibili alternative utili a non far spegnare per sempre la fiammella di speranza politica che rappresentiamo.
Mancano poche settimane al XIV° Congresso di Radicali ItalianiSperavo che quest’anno si aprisse un dibattito precongressuale serio e che uscisse pure qualche candidata/o che presentasse per tempo il suo programma, superando la triste consuetudine della candidatura/investitura calata dall’alto durante la direzione della notte prima della votazione. Naturalmente non è successo. Sento dire che “qualcuno sta preparando qualcosa”, ma di cosa si tratti il “povero iscritto e militante di provincia” non lo può sapere. E allora non mi basta, non mi basta e credo che non basti nemmeno alle tante e ai tanti che da troppo tempo chiedono un cambiamento radicale nella gestione della casa radicale. Personalmente ho annunciato più volte la mia candidatura alla segreteria di Radicali Italiani, pur sapendo che ci sono compagne e compagni più noti e autorevoli di me, compagne e compagni che ritenevo più adeguati a provare a rilanciare l’iniziativa radicale ma che hanno deciso di non uscire dagli schemi, di non sparigliare le carte, hanno deciso di non osare. Che dire, capita spesso che la persona più adeguata è quella che le cose prova a farle, non quella più titolata a farle e, proprio per questo, non posso fare altro che confermare la mia candidatura alla segreteria di Radicali Italiani.
Rita Bernardini e Valerio Federico, durante la riunione di Direzione dell’8 ottobre, hanno confermato esattamente quello che penso da molto tempo. Ascoltando l’elenco delle iniziative in corso e i risultati ottenuti, risulta evidente che Radicali Italiani non produce nessuna iniziativa e si limita a “sostenere” le iniziative che varie personalità dell’area radicale mettono in campo dialogando con le istituzioni a vari livelli e con il ricorso alle giurisdizioni. L’iscritto radicale, rispetto a queste battaglie – che condivido in pieno e considero fondamentali – è un semplice spettatore/finanziatore. Una volta si diceva che le nostre sedi sono i tavoli nelle piazze, si diceva che ognuno è allo stesso tempo militante e dirigente, ma se al militante si sostituisce lo spettatore, ad agire politicamente restano sono le personalità note e agli altri non resta che pagare e stare a guardare.
Per rilanciare l’iniziativa radicale è necessario tentare strade che per troppo tempo abbiamo deciso di non percorrere. Per troppo tempo ci siamo ostinati a non voler mettere in discussione i nostri metodi e le nostre forme organizzative, siamo arrivati a congelare di fatto il nostro strumento di azione, il nostro movimento, un catalizzatore di legalità, diritti, e libertà che, almeno formalmente, è unico nel suo genere.
Non si tratta di cercare la formula magica per resuscitare un soggetto politico morto ma semplicemente di far vivere con forza quelle peculiarità che hanno reso il Partito Radicale prima e la Galassia Radicale poi, qualcosa di unico nel panorama politico italiano, europeo e forse globale. La “doppia tessera”, il “chiunque si può iscrivere”, il rispetto degli statuti, il congresso degli iscritti e non dei delegati, l’irrinunciabile principio che ricordava Sergio Stanzani, ovvero che “la tessera radicale non è la tessera dell’obbedienza, ma la tessera della libertà”. Queste sono le componenti che non possono mancare nel kit di assemblaggio del nostro “autobus”, su tutto il resto abbiamo invece il dovere di essere creativi e di sbizzarrirci per far sì che sia possibile, per chiunque lo voglia, continuare a percorre le ormai deserte strade della libertà e del diritto.
Sono proprio queste peculiarità ad avermi fatto comprendere che, politicamente, solo quella radicale poteva essere la mia casa e personalmente le ho sempre vissute profondamente, mettendo il mio giudizio prima di qualsiasi altra cosa, sentendomi elettoralmente libero, valutando di volta in volta come e se agire rispetto alle scelte del movimento – non sentendomi mai fuori luogo, nemmeno quando le mie convinzioni e la mia sensibilità si trovavano ad essere patrimonio della più piccola minoranza che il mondo abbia mai visto, ovvero solo di me stesso.
Quello che vi offro è un anno di transizione durante il quale le iscritte e gli iscritti – grazie ad una piattaforma LiquidFeedback – potranno mettere a punto la ricetta migliore per trasformare Radicali Italiani in un network di associazioni locali e tematiche, che condividendo le migliori esperienze e competenze, favoriranno il diffondersi di iniziative ‪radicali‬ in tutto il Paese.
Non sarà un anno di inattività politica, il movimento, le associazioni radicali e i singoli iscritti, potranno continuare a “sostenere” – ciascuno secondo il proprio sentire e gli strumenti di cui dispone – le battaglie che i nostri leader stanno combattendo. Dotandoci di strumenti organizzativi nuovi e valorizzando l’attività delle associazioni – per esempio l’attivazione degli strumenti di partecipazione popolare a livello locale –, daremo la possibilità al singolo iscritto di tornare ad essere militante e non più solo spettatore/finanziatore.Piccole cose forse rispetto alle nostre aspirazioni, ma considerando lo stato attuale del movimento, sono obiettivi per nulla banali.
Vi propongo 7 riforme organizzative e politiche che, attraverso una serie di modifiche statutarie, renderanno il nostro movimento più adatto ad affrontare le sfide che ci attendono. Le proposte che ho elaborato, nascono da anni di confronto con compagne e compagni e di ascolto assiduo di congressi, comitati e direzioni e tentano di modificare quei punti che molte e molti di noi hanno da tempo segnalato come problematici.
Ancora una volta ho deciso di “metterci la faccia” e personalmente sono convinto che questo pacchetto di riforme sia un’ottima base di partenza per rilanciare Radicali Italiani. A parole, molte e molti di voi hanno espresso apprezzamento per la mia iniziativa, troppe volte però mi sono trovato di fronte a persone che esprimevano disagio rispetto alla gestione della nostra organizzazione, analizzavano nel dettaglio le criticità e ipotizzavano soluzioni ma che poi, in sede di congresso, preferivano abbassare la testa, cercando le soluzioni di compromesso che tutti conosciamo e che hanno ingessato il movimento. Per queste ragioni, questa volta, voglio fare “l’americano” – come piace a noi – e sondare l’interesse che le mie proposte suscitano in casa radicale, lanciando una raccolta fondi e invitando chiunque consideri quantomeno degne di essere prese in considerazione le mie proposte, a dare un segnale concreto di apprezzamento, inviando un piccolo contributo(che utilizzerò per essere presente al Congresso).
Se almeno 50 persone invieranno un contributo, formalizzerò la mia candidatura in Congresso e insieme proveremo a ripartire. PayPal: mattia.da.re@live.it | PostePay: 5333171012278632