venerdì 8 marzo 2013

INSOLUBILITÀ DEI PROBLEMI RADICALI SENZA LA RISCRITTURA DEGLI STATUTI


E se la maggior parte degli errori radicali fosse rintracciabile nel persistere di una logica, di un filo sottile che collega intimamente - seppure con scarso rilievo - il percorso di varie linee politiche?
L'ipotesi è la seguente. La vocazione, un po' gridata e un po' sottaciuta, che gli attori radicali siano e debbano rimanere un piccolo gruppo, un eroico drappello portatore di idee e azioni rivoluzionarie. Questa è stata la loro presenza fin dalle lontane origini nell'Ottocento risorgimentale, e poi via via nel Novecento antifascista, fino ai giorni nostri.

Li ha guidati la fede che poche menti illuminate, accendendo scintille di speranza presso genti oppresse da assolutismi- povertà- ignoranza, avrebbero ottenuto grandi risultati di liberazione.
E' accaduto con i seguaci di Mazzini e di Garibaldi. Si è rinnovato con i dissenzienti all'interno delle grandi forze politiche del Primo e del Secondo Novecento.
Sempre uno sparuto numero di protagonisti si è applicato generosamente verso obiettivi mirati. Essi non avevano tuttavia costruito un' organizzazione capillare, ben attecchita sul territorio: e i loro progetti furono destinati ad essere gestiti da altre mani, che ne fecero un uso assai diverso!
E non è ancora questo il modus operandi dei radicali, comprese le numerosissime iniziative e vittorie referendarie, di cui solo due (divorzio e aborto) non sono state del tutto stravolte nonostante gli esiti delle urne?
Da una parte, infatti, le proposte radicali aspirano a diventare disegni governativi. Dall'altra parte, però, non c'è alcun impegno a far sì che esse siano gestite da una sicura maggioranza: tutto ciò che mira ad allargare la partecipazione dei cittadini alla formazione di un consenso è rifuggito totalmente. Gli stessi iscritti al Partito sono considerati semplici puntelli, cioè tali da collaborare con un supporto finanziario e, all'ultimo momento, con quello della raccolta delle firme.
All'indomani dell'89, poi, tale chiusura si è aggravata con l'autotrasferimento all'Onu dell'idea radicale e la relativa fondazione del PRNTT. Quando, nel 2001, è nato il Movimento RI molti hanno sperato che si fosse tornati a guardare ai problemi del Paese, ma l'introduzione nel suo statuto della condizione di "soggetto costituente il PRNTT" gli ha tarpato di nuovo le ali.


Al di là dei succinti accenni storici al passato, non sembra possibile dubitare che il nodo di una visione oligarchica ed assoluta sovrasta tutte le decisioni prese dalla dirigenza radicale, incluso l'ultimissimo lancio della Lista AGL, frutto di partenogenesi della Lista Pannella, unica detentrice del potere deliberativo nel merito politico-elettorale.
Se questa ricostruzione ha un fondamento, non ha senso arrabattarsi su proposte alla politica italiana, che può anche fare propri degli "ingredienti" salvo a cucinarli a proprio modo quando tocchi ad altri cuochi elaborarli.
L'incidenza delle idee radicali si scontrerà sempre contro un muro di gomma finché non si metterà mano alla riscrittura dello statuto del PRNTT, e alla scrittura di un nuovo statuto per un Partito italiano che punti a raccogliere le conseguenze delle proprie proposte, e smetta di sentirsene irresponsabile.
Solo questa volontà di soluzione dello stesso Problema Radicale creerà un nuovo stile politico, lasciandosi alle spalle: sia la sordità alle critiche sullo strapotere decisionale (confermato da statuti e relativa conduzione politica di leader e dirigenza), sia la presenza aliena di PRNTT e coorbitante Galassia (la cui incomprensibilità viene caricata offensivamente su osservatori e simpatizzanti che non hanno deciso di farne un corso di laurea), sia l'ambiguità della stessa nozione di libertà (quando viene facilmente identificata con quella, irresponsabile, del leader di una base misconosciuta).

Anastasia Deodato

3 commenti:

  1. un'analisi lucida che condivido in toto.

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  2. talmente semplice che non si capisce perchè qualcuno lo scopra solo ora

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  3. Complimenti Anastasia per semplice riflessione capibile anche a noi poveri militonti.

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