Di seguito a quest'introduzione c'è l'intervento che non leggerò al Convegno di Verona perchè non sarò presente.
Troppo grande è la distanza, di cui devo prendere atto, tra una posizione disposta a guardare tutte le cause relative alla situazione attuale dei Radicali e quella che rimane ancorata ad una concezione di fondo per costruire sulle medesime fondamenta.
Sono convinta, per aver letto in questi giorni opinioni e commenti su facebook, che se mi presentassi al Convegno con questo documento riceverei in faccia ortaggi vari e uova marce - ovviamente in senso figurato - materialmente veicolati da censure ed eloquentissimi silenzi.
Con questa mia consapevolezza sarei quantomeno imprudente o addirittura fuori di testa se mi mettessi a gettare parole al vento.
Costato che il massimo raggiunto dalla volontà riformatrice di alcuni radicali oscilla, all'interno di una transizione dolce a una nuova dirigenza, fra due ambiti a seconda che comprenda tutta la Galassia o solo RI.
Ma rimandando l'esame della sua complessività, per me si lascia intatta l'essenza del profondo scontento che ha mosso la disobbedienza alla Lista AGL. [ Tralascio i volgari epiteti di scomunica che sono stati indirizzati ai disobbedienti, equivalenti a veri e propri calci negli stinchi.]
L'ostinata chiusura -da parte della dirigenza- a vederne l'esistenza e a raccoglierne la richiesta di responsabilità, piuttosto, deve diventare la materia del problema, imprescindibile a qualunque nuova semina politica.
Se siamo d'accordo che i mali più gravi del costume italiano sono INCOERENZA e FONDAMENTALISMO delle posizioni, non avvierà cambiamenti né efficaci né concettualmente onesti il continuare a servirsi di un "pacchetto di cose" che devono chiamarsi forzatamente radicali, con l'alone ideologico che ne emana.
Trovo assurda, perché storicamente arbitraria, la pretesa che i Radicali -soli e da soli- abbiano avuto la capacità di inventarsi un mondo migliore e che per questo non debbano sparire politicamente per fare posto ad altro.
Idee e principi provenienti da svariate riflessioni cultural-politiche, e di varie latitudini, possono essere diventate il concentrato della visione radicale: ma non è detto che tutto in sé sia coerente né fattivamente praticabile. E soprattutto non è detto che la partecipazione consentita, cioè la non-partecipazione, possa far crescere la consapevolezza dei cittadini per la conquista della parità sociale.
INTERVENTO
Per sviluppare gli argomenti del tema "Rilancio Radicale" ho seguito una scaletta che indico subito:
I - Cosa è stata, o è apparsa, l'idea radicale
II - Come è cambiata
III - Cosa è oggi
IV- Cosa può diventare: qualcos'altro, o totalmente altro
I. COSA E' STATA
Credo che nell'opinione della gente comune la percezione dell'idea radicale sia stata principalmente quella di aver portato allo scoperto varie istanze di libertà: vive nella riflessione culturale di ambienti specifici ma morte all'attenzione politica.
Penso che su questo punto si possa essere facilmente d'accordo: i riflettori accesi sulla questioni del divorzio e dell'aborto sono stati premianti, e le rispettive vittorie referendarie ne sono la prova eloquente.
Nel tempo si è continuato a privilegiare questa via extraparlamentare dei referendum, come adesso del resto. Cambiava, però, e soprattutto cresceva intanto la diffusione di TV e giornali: e poiché essi distraggono, addormentano, orientano l'opinione da parte di chi ha in mano le leve del potere/poteri, non è solo chiedendone lo spazio che questo - miracolosamente - si ottiene.
In un sistema come il nostro, che si basa sulla legiferazione nel Parlamento, anche per usare l'istituto referendario occorre comunque riuscire a creare consapevolezza diffusa, ancor più su temi che dispiacciono ai detentori dello statu quo.
II. COME E' CAMBIATA
Ad un certo punto e dopo più di 10 anni dall'ultima conquista, il Partito Radicale italiano cioè (lo possiamo dire fin d'ora) Marco Pannella, si è visto messo in un angolo e ha dato per acquisito che non avrebbe potuto competere in una politica parlamentare.
E si è arrivati al 1989: il P.R. viene chiuso mentre viene fondato il PRNTT, sullo scenario internazionale dell'ONU. [Rimando al IV punto un'analisi più dettagliata dei nomi, rilevando solo la contraddizione in termini di un "Partito Transpartito", che contiene appunto quel tanto di allucinogeno con cui è solito giocare Pannella. Non sarebbe stata più semplice e chiara la denominazione di "Partito senza frontiere"?]
La creazione di questa ONG di primo livello avrebbe svolto varie funzioni: stimolare l'ONU su temi umanitari, accreditare all'estero la fama di Pannella e dei Radicali, andarsene dalla politica italiana dopo averle dato uno schiaffo morale, facendole anche udire lo sbattere di porta.
Così è suonato il messaggio. Ciò che s’è verificato pian piano è stato, invece, che la politica italiana continuava ad essere, per via indiretta, il vero costante obiettivo radicale: con l'aggiunta di un rancore inequivocabile nella voce e nel metodo della denuncia politica adottato da Pannella.
All'ONU le proposte radicali non vengono poste con la stessa rabbiosità con cui ci si rivolge ai politici "criminali" dell'Italia.
Tirando le somme, dopo il 2001- anno di nascita di RI- cosa è davvero rimasto in Italia, per gli elettori italiani, oltre la Lista Pannella totalmente gestita in forma privata e padronale? Un SOGNO VUOTO e una tristissima, mortifera, alternativa al vuoto: il palco del Congresso di RI su cui gli iscritti si lambiccano il cervello attorno alle proposte, non sapendo di recitare per il solito burattinaio che tiene i loro fili.
III. COSA E' OGGI
Lo scivolamento nell'attuale palude del Partito che non c'è, e che ha alienato le simpatie della gente, è avvenuto con modalità abbastanza sotterranee: attraverso la crescita di un "MEDESIMO SENTIRE" da parte dei più affezionati, soprattutto ascoltatori di Radio Radicale. Questa, organo della Lista M. Pannella, ne sostiene la leadership con devozione, intimidendo e paralizzando la critica nei suoi confronti. E persino i 40 secondi di libera espressione che RR elargisce "senza filtri" vanno ad ispessire l'aureola del martire Pannella, su cui gli inveleniti scaricano la propria bile. Se la gente comune, perciò, riesce a ribellarsi alla comunicazione di Pannella - giudicata truffaldina - , quella fede nel Leader invece lascia passivi e totalmente acritici la gran parte dei suoi collaboratori nella cosiddetta dirigenza.
Emblematica e impressionante la frase pronunciata da E. Bonino in Direzione Radicali Italiani durante la fase di lancio della Lista AGL, a fine gennaio. "La leadership di Pannella non è in discussione. Ma si possono discutere le sue scelte. E io non ero d'accordo sulla scelta di andare con Storace." L'intangibilità prima di tutto, dunque: dal momento che la critica non deve portare ad alcuna conseguenza di responsabilità.
In altri termini l'espressione di Bonino significa né né meno: qualcuno, cioè Pannella, ci ha portato il Vangelo politico e questo qualcuno non potrà mai essere rimosso dal suo posto di guida, sebbene noi lo critichiamo. E' così che l'idea radicale ha acquisito una sua sacralità. Si è copiato il percorso con cui la "buona novella" non è tale perché indicante Dio, ma perché CHI l'ha pronunciata è diventato ingiudicabile, sacro in quanto portatore di verità: prima Gesù e poi Pietro.
Qualunque visione che non voglia ammettere la possibilità di fallire, e dunque di essere giudicata, è FONDAMENTALISTA. E l'idea radicale è diventata fondamentalista.
Altro che laicità: i fedeli radicali sono diventati chierici di se stessi.
Ecco perché sarà impossibile riscrivere gli statuti, o non sarà sufficiente.
Occorrerebbe, prima o contestualmente, un atto simile allo "sbattezzo" relativo alla dogmaticità radicale.
Nel frattempo, Pannella e fedelissimi (attivando la strategia pannelliana di doversi difendere da attacchi persecutori) cercheranno in tutti i modi di ostacolare tutto ciò.
Quando lui vorrà, disferà RI come un capriccioso proprietario che può fare a pezzi e mandare al macero ciò che gli appartiene senza dover rendere conto a nessuno.
E anche per il PRNTT sarà più palese la Controriforma, già da subito resa possibile dallo Statuto: Pannella ha annunciato che assumerà il ruolo del segretario attuale, Demba Traorè, visto che questi è risucchiato dalle problematiche del suo Mali. Perciò Pannella sarà Presidente del Senato, Pres. del Congresso, Pres. del Comitato dei Coordinatori, Pres. del Consiglio Generale, Pres. dell'Assemblea dei Legislatori...e Segretario.
IV. COSA PUO' DIVENTARE: QUALCOS'ALTRO O TOTALMENTE ALTRO
Per riprendere il tema di "Rilancio Radicale", e cioè su come intervenire, ribadisco che per me è necessario agire sui due fronti del fondamentalismo e degli statuti.
Oltre al merito contenutistico, si possono e devono anche intravvedere i due metodi: quello basato più sul cambio delle persone - cioè che mira a sostituirle offrendo, o meno, riconoscimenti d'onore alla vecchia guardia, - e quello che punta a costruire altrove.
Non mi dilungo né sull'operazione Statuti, né sui metodi, di cui ritengo valido solo il secondo. Mi soffermo invece sul fronte del fondamentalismo.
Ritengo necessario svestire la figura carismatica di Pannella da tutti gli orpelli su cui ha costruito il suo fascino. Per lui la lotta al potere si è incardinata soprattutto nella denuncia dell'indebito possesso di beni materiali. E sappiamo anche che, per amore della causa, ha usato parte dei suoi averi.
Ma il potere sulle volontà, sulle idee, è un potere ben più grande e minaccioso.
Il suo mantra sulla distinzione fra Cesare (con potere temporale) e Pietro (con potere solo spirituale -non ancora temporale- prima della costituzione dello Stato della Chiesa) per le contorsioni mentali con cui viene posto e condotto deve ovviamente far inquietare il povero Bordin. Alla fine non fa che fermarsi al di qua del problema della manipolazione delle coscienze.
Il fatto è che tutti possiamo essere afflitti dal delirio del potere: il sintomo più grave è anzi, la sicurezza di esserne indenni. Ed altri segnali nient’affatto trascurabili sono: la frequentazione di monologhi chiamati conversazioni, musiche diffuse in modo rituale nella loro ripetitività, frasi standard definite proposte, rifiuto a rispondere alle domande nel merito e in modo argomentato.
Il risultato è che nelle orecchie radicali sono passati per buoni tanti slogan pochissimo comprensibili, e perfino una mole di proposte date per realizzabili solo perché teoricamente concepite.
Bisogna soffermarsi, ad esempio, sull'attribuzione dei nomi.
Del Partito "Transpartito" ho già detto.
Il termine "radicale": non deve certo rimanere un mistero che esso connota posizioni estreme ed estremiste. La stessa lotta per l'amnistia ne è un esempio: gli organismi internazionali ci condannano perché ci chiedono di rientrare nella legalità, ma non ci indicano l'amnistia.
Il termine "nonviolento": non penso che qualcuno sia ancora convinto della non violenza di Pannella. Offese, turpiloquio, voce urlata e il senso costante del "me ne frego" riferito ad osservazioni sulla sua condotta sono indicatori troppo marcati del suo abbandono al momento, verso cui ha deciso di auto-assolversi in pieno.
Comportamenti molto in voga, peraltro, presso i radicali del web; e non si sa quanto introiettati ad imitazione del leader o per contagio del virus dell'aggressività che ha il suo picco su facebook: con quel meccanismo che la fa scattare quando si mettono le mani sul volante, anche in chi come pedone è persona estremamente gentile.
Il termine "transnazionale": non mi arricchisce di alcuna nozione, se intende sostenere i diritti delle minoranze, ma potrebbe confondermi se si volessero azzerare gli "Stati di diritto" sostituendoli con la semplice affermazione di nazioni, etnie, ecc.
E, insomma: BOH!
Anastasia Deodato
meraviglioso. da quotare al 100 %
RispondiElimina